domenica, Agosto 9, 2020
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Diabete autoimmune in aumento tra bambini europei. In fattori ambientali sotto i riflettori

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I fattori ambientali, posso far sorgere ogni tipo di patologia. Se prima qualcuno sorrideva di fronte a tale problema, ora continui studi medico-scientifici, confermano che in un ambiente inquinato ci si ammala. I casi di diabete di tipo 1 o “insulino-dipendente” salgono in Europa del 3,4% ogni anno e se il trend resterà questo raddoppieranno nel giro di 20 anni. Lo rivela uno studio coordinato da Chris Patterson della Queen’s University a Belfast, che vede tra gli autori anche Valentino Cherubini, direttore di Diabetologia Pediatrica presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona.Cherubini spiega, in un’intervista all’ANSA, che sono probabilmente in gioco fattori ambientali che restano ad oggi ampiamente sconosciuti, ad esempio virus ed esposizione quotidiana a sostanze chimiche che favoriscono l’innesco della malattia negli individui predisposti, come pure scorretti stili di vita (ad esempio una cattiva alimentazione). In Italia si stima vi siano 15 mila pazienti con diabete 1 sotto i 15 anni di età, afferma Cherubini.

La malattia “autoimmune” – caratterizzata cioè da un attacco improprio del sistema immunitario che compromette la porzione di pancreas deputata a produrre insulina (le cosiddette isole di Langerhans) – ha un’incidenza in Italia di 14 nuovi casi su 100 mila soggetti under-14 (tasso leggermente al di sotto della media europea tranne in Sardegna dove l’incidenza è 4 volte più elevata che nell’Italia peninsulare). L’aumento dei nuovi casi riscontrato in Europa, Italia compresa, è però omogeneo su tutto il territorio nazionale e questo suggerisce che vi sia un fattore ambientale in atto che favorisce la malattia, ribadisce Cherubini. In questo studio gli autori hanno analizzato l’incidenza della malattia tra i bambini di 0-14 anni, riportata per 26 centri diabetologici europei (rappresentativi di 22 paesi UE) che hanno registrato le nuove diagnosi fino a un periodo massimo di 25 anni tra 1989 e 2013. È emerso l’aumento medio annuo del tasso di incidenza (+3,4%) in Europa, con punte di +6,6% registrate in Polonia. “C’eravamo già accorti e questa pubblicazione lo certifica – riferisce in un commento all’ANSA Francesco Dotta, ordinario di Endocrinologia dell’Università di Siena e membro della Società Italiana di Diabetologia – che la frequenza del diabete di tipo 1 sta aumentando e che aumentano soprattutto i casi sia nei bambini molto piccoli sia nei giovani adulti; quindi sicuramente ci sono dei fattori ambientali che sostengono questo aumento”.

Già nel 2010, l’Environment-Wide Association Study dell’università di Stanford, negli Stati Uniti ha considerato le variabili ambientali nel diabete. In chi ad esempio è stato più esposto a certi pesticidi, misurati attraverso i livelli nel sangue di un loro derivato (l’epossido di eptacloro), il rischio di diabete è più elevato del 70 per cento. Raffaella Bruzzetti, docente di endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma, sottolineava nel 2010: “L’aumento dei casi di diabete di tipo uno è stato esponenziale negli ultimi 20 anni, e di certo in nostri geni non sono cambiati in un arco di tempo tanto breve. La ragione va cercata altrove, come hanno tentato di fare anche i ricercatori statunitensi: devono esistere elementi ambientali più frequenti oggi rispetto al passato che sono almeno in parte responsabili dell’epidemia attuale di diabete”.


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