venerdì, Settembre 25, 2020
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Di Maio – Salvini: Come Romeo e Giulietta (seconda parte)

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E’ crisi vera. Il matrimonio Di Maio – Salvini, o magari Salvini – Di Maio se vogliamo rispettare l’ordine delle gerarchie, sta vivendo un momento critico. Il brusco risveglio dei gialloverdi al momento di scontrarsi con la realtà lascia spazio al primo vero scontro da quando è stato siglato il “contratto di governo”.

Sull’insostenibilità del matrimonio Salvini – Di Maio abbiamo già parlato in un articolo scritto il 23 marzo. La loro storia si sta rivelando un amore impossibile e, anche se entrambi i “leader” populisti hanno molti elementi in comune, il filo che li mantiene uniti è destinato a spezzarsi.

La pretesa di governare il paese attraverso un “contratto” nel quale ogni parte andava sulla propria strada cercando di soddisfare le utopie che sono state promesse durante la campagna elettorale rende sempre più complicata la loro vita. Pur trattandosi di un unico governo, con il termine “contratto”, ciascuna delle parti ha cercato di evitare ogni responsabilità rispetto alle azioni dell’altra dando il via libera al sogno di continuare in un’infinita campagna elettorale pur sedendo nella poltrona delle responsabilità.

Dietro la figura strumentale del “contratto” si nascondono tante pretese: dalla flat tax al reddito di cittadinanza, dal ‘No TAV’ al maxi condono della Lega. Tutte pretese ingannevoli, che prima o poi finiranno per corrodere la narrazione del “cambiamento” alla base di tutte le menzogne dette durante la campagna elettorale

In sostanza, l’autoproclamato governo del cambiamento è un regime di due e di nessuno, dove tutti sono disposti a fare le dirette sui social ma nessuno si fa vivo al momento di assumersi le responsabilità. Un governo fondato sulla propaganda ma non sui fatti, nel quale si è sempre alla ricerca di un nemico – l’Europa, gli immigrati, i poteri forti, le mani che modificano i decreti di nascosto, ecc – sul quale fare leva per mantenere in piedi un consenso molto fragile.

Intanto lo spread vola e si posa a 340 punti base – una cifra paragonabile soltanto a quella del 2009 -, la manovra non vince né convince e si tenta di far passare il maxi condono contenuto nel decreto fiscale attribuendo la colpa a qualche manina disonesta che, secondo Di Maio, ha modificato in segreto il testo che doveva arrivare al Quirinale.

Ora che il M5S e la Lega devono fare i conti con la verità dei fatti, l’elenco dei “colpevoli” non sarà mai abbastanza per giustificare le promesse mancate di un governo fondato sull’intrattenimento. Nel frattempo il paese crolla a pezzi, ma non disturbate Di Maio e Salvini: loro devono ancora decidere se continuare la loro avventura oppure mollarsi.

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