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La manovra e la bocciatura programmata

| 18 Ottobre 2018 | POLITICA

Dopo una lunga attesa e discussioni in Consiglio dei Ministri arriva a Bruxelles la tanto attesa bozza della manovra finanziaria gialloverde. Manovra che si colloca però al di fuori delle direttive (approvate dall’Italia) che l’Unione chiede di rispettare ai propri membri. Con l’intenzione di evitare una bocciatura che avrebbe un peso enorme sulla tenuta di tutta l’area Euro sono così partite una serie di contromisure da parte delle istituzioni centrali volte a persuadere il nostro governo a rivedere e correggere le parti più controverse del documento, in particolare l’ammontare del deficit.

In particolare si sono mossi Moscovici che incomincia oggi una missione diplomatica a Roma che farà tappa anche al Quirinale e Juncker che ha concesso una intervista alla stampa italiana in cui si rivolge più all’opinione pubblica del nostro paese che al nostro governo. Unico membro dell’esecutivo contattato è stato il premier Giuseppe Conte chiamato domani a partecipare all’Eurosummit in cui dovrà difendere le scelte dei suoi datori di lavoro. Si nota però una mancanza:i diretti interessati (i vicepremier) non sono stati coinvolti in questa operazione, sono infatti occupati a sparare dichiarazioni contro la Commissione che li deve giudicare e ad alzare ancora una volta i toni dello scontro. Sono quindi chiare le posizioni scelte: se l’UE tenta una mediazione ed una riparazione anche parziale della situazione i rappresentanti del governo cercano lo scontro frontale e gli insulti reciproci.

Se a prima vista potrebbero sembrare degli sconclusionati,incapaci di assumersi le proprie responsabilità si perderebbe di vista la vera strategia del governo del cambiamento:arrivare ad una rottura. E’ infatti chiaro che l’esecutivo punta con questa strategia ad arrivare ad una bocciatura della manovra (il cui giudizio è atteso fra 2 settimane) in modo da:                1) poter addossare le colpe all’Europa che soffoca il popolo italiano;                                 2) avere un pretesto per ridiscutere integralmente la nostra appartenenza comunitaria; 3) creare una divisione su cui capitalizzare l’opinione pubblica.                                          Questa strategia,lungi dall’essere una novità o un’astrazione è già stata usata nella breve storia dei pentastellati: è infatti la stessa tecnica utilizzata da Salvini quando usò la presenza di Paolo Savona per fare saltare volontariamente la formazione del governo Conte. In quel caso ha infatti provocato consciamente la bocciatura da parte del presidente Mattarella. Lo scopo? Sempre lo stesso: creare uno scontro ponendosi come vittima agli occhi degli elettori. 

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Anche in questo caso,quindi, i Cinque Stelle sono succubi dell’alleato leghista che detta sempre più spesso le strategie politiche ed è infatti proprio Salvini fra i 2 vicepremier ad usare i toni più violenti in modo da portare il paese verso una rottura. Rottura,purtroppo,che è già stata decisa a tavolino come qualche vicepremier smemorato rischia di svelare in prima serata: http://www.facebook.com/abolizionesuffragiouniversale/videos/758893021122008/

TAG: politica
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