Spese pazze Piemonte: condannati ex governatore e capogruppo della Lega alla Camera

Ennesimo caso di malapolitica. 25 ex consiglieri regionali del Piemonte sono stati condannati in secondo grado per peculato, tra cui l'ex governatore leghista Roberto Cota e l'attuale capogruppo del Carroccio alla Camera Riccardo Molinari.

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La corte d’appello di Torino ha condannato tutti i politici indagati nella vicenda rimborsopoli Piemonte, detta anche spese pazze Piemonte. In tutto sono 25 le persone colpite dai provvedimenti della corte d’appello. Tra queste figurano alcuni personaggi di spicco come l’ex governatore leghista Roberto Cota (un anno e sette mesi) e l’attuale capogruppo del Carroccio alla Camera dei Deputati Riccardo Molinari (11 mesi). Tra i condannati vi sono altri due parlamentari: il leghista Paolo Tiramani (un anno e cinque mesi) e Augusta Montaruli (un anno e sette mesi) di Fratelli d’Italia.

Tutti gli imputati sono stati condannati per peculato, ovvero appropriazione indebita di denaro pubblico. I fatti si riferiscono al periodo 2010-14 quando Cota era presidente della regione. All’epoca tutti gli imputati eccetto Cota erano consiglieri regionali. All’ex governatore sono state contestate spese ingiustificate per 11 mila euro. La somma contestata al capogruppo leghista Riccardo Molinari è pari a 1 158 euro. Gli imputati sono stati condannati anche all’interdizione dai pubblici uffici (cinque anni per Cota e Molinari con pena sospesa per dodici mesi).

Lo scandalo spese pazze Piemonte è l’ennesimo caso di malapolitica italiana. Gli ex consiglieri regionali piemontesi hanno usato soldi pubblici per pagarsi ingiustificatamente cene, pranzi, trasferte, costosi capi d’abbigliamento e tanto altro. Tutto gentilmente offerto dal contribuente, ovviamente. La vicenda, che viene taciuta da parte della stampa conservatrice, dimostra ancora una volta che malaffare e marcio riescono a spingersi senza problemi fino agli ambienti altolocati della politica italiana. Matteo Salvini, detto “il Capo” dai suoi seguaci più nostalgici, non si scomoderà certo per condannare i suoi compagni di partito. È troppo impegnato a postare sui social, fare la voce grossa con chiunque e ovviamente dare il meglio di sé nel suo sport preferito: addossare le colpe dei problemi dell’Italia su rom, migranti e avversari politici. In altre parole, è alla ricerca continua di un capro espiatorio. Tutto in nome del dio consenso elettorale. In effetti la strategia di Salvini sembra pagare in quanto numerosi sondaggi danno il Carroccio oltre il 30 %. Nel frattempo però il suo partito perde la faccia nel silenzio di un’opinione pubblica rassegnatasi ad accettare questi fatti scandalosi e di una parte di stampa asservita che di fatto si è fatta voce delle istanze del leader leghista.

“Roma ladrona” urlavano a squarciagola i seguaci di Bossi durante la loro ascesa politica. Ma per piacere. Dopo la vicenda dei 49 milioni di euro, la Lega si dimostra per l’ennesima volta la vera ladrona. Gli ex consiglieri regionali piemontesi (che non erano tutti leghisti ma facenti parte di una coalizione di centro-destra) si sono letteralmente mangiati i soldi del contribuente.

L’ex governatore Cota ha così commentato la condanna della corte di appello. “Farò ricorso in cassazione, perché sono innocente. Sono molto dispiaciuto, non mi capacito di questa decisione. Penso che i giudici di primo grado avessero ragione”. Cota, come anche Molinari e altri dodici ex consiglieri regionali, fu assolto in primo grado. Sta di fatto che l’ex governatore, insieme agli altri 24 imputati, fino a prova contraria, è colpevole del reato di peculato.

Ancora una volta i politici italiani hanno creato un precedente in cui si palesano la loro inaffidabilità, inefficienza e totale mancanza di autorevolezza. Ma il reato di peculato è particolarmente odioso perché gli ex consiglieri piemontesi si sono permessi con sfacciataggine di fare uso privato del denaro dei contribuenti. Si tratta di un vero e proprio furto. Cosa ne pensano i cittadini piemontesi di questa vicenda? Come minimo si sentiranno offesi e traditi da coloro che avrebbero dovuto rappresentarli e difendere i loro interessi, i quali, invece, hanno avuto la faccia tosta di derubarli.

Intanto, la stampa filo-salviniana tace su questo ennesimo furto perpetrato dal Carroccio ai danni del contribuente. Com’è possibile che un partito che si macchia continuamente di furto ai danni dello Stato (e quindi dei cittadini) possa avere un consenso in così rapida crescita? Ma soprattutto, perché Salvini non commenta la vicenda e non attua provvedimenti nei confronti del suo capogruppo alla Camera?

La vicenda spese pazze Piemonte è la dimostrazione che la malapolitica è un cancro nazionale che imperversa da Nord a Sud, senza eccezioni. In particolare, l’Ente Regione si caratterizza per essere spesso protagonista di vicende di malaffare, tra cui corruzione, concussione, abuso d’ufficio, clientelismo, ecc… Recentemente, infatti, la regione Basilicata è stata colpita da uno scandalo che ha portato agli arresti domiciliari il governatore Pd Marcello Pittella, fratello del senatore già eurodeputato Gianni Pittella.

Per quanto ancora dovremo assistere a scempi di questo tipo? Alla luce di tali vicende, non c’è da meravigliarsi se la partecipazione elettorale è in costante calo da decenni. Scandali di questo genere contribuiscono certamente ad allontanare i cittadini dalla politica, aumentando la percezione della “casta” che pensa solo ad arricchirsi e fare i propri interessi, a scapito dei cittadini. Tuttavia, rassegnarsi e girarsi dall’altra parte non è la soluzione al problema, anzi lo peggiora.