Governo e popolo

416

Dal 1994 ad oggi nessun governo ha mai vinto le elezioni politiche ed, all’inizio di ogni nuova legislatura, il corpo elettorale ha scelto di cambiare, esprimendo un giudizio negativo sull’operato di chi aveva, sino a quel momento, gestito la cosa pubblica.

Non esiste altro Paese, in Europa e nel mondo, nel quale l’avvicendamento sia stato così regolare e ciò deve necessariamente stimolarci ad una riflessione che ci aiuti a comprendere il fenomeno.
È plausibile che ogni governo abbia deluso le aspettative dei cittadini elettori per propria incapacità e inadeguatezza, o può essere messa in conto una pretesa del popolo di vedere soddisfatti sogni oggettivamente irrealizzabili?

Per decenni il Paese ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed i governi della prima repubblica, per assicurare la pace sociale, e mantenere il consenso, hanno elargito provvidenze e distribuito ricchezza non prodotta, gonfiando a dismisura il debito pubblico,
in assenza di quelle regole di contenimento poi introdotte dalla comunità europea.

In forza di tali comportamenti, oltre che per le note ragioni di politica internazionale, non vi è stata alcuna alternanza tra maggioranza ed opposizione, per cui la DC ed i suoi alleati sono rimasti ininterrottamente al potere dal dopoguerra all’inizio degli anni 90.
Se, invece, nei tempi che viviamo, ogni governo eletto, a prescindere dal suo colore politico, viene sistematicamente bocciato al rinnovo delle camere, il segnale che se ne ricava è che il popolo è comunque insoddisfatto di qualsiasi provvedimento venga adottato e si rifiuta di accettare la nuova realtà di un mondo globalizzato e soggetto a regole che
non digerisce.

Non a caso si è risvegliato il sogno sovranità del ritorno ad una sorta di autarchia liberatoria, di un fai da te come autostrada per raggiungere l’agognata felicità, per coniugare benessere e giustizia sociale, affrancati dal feroce tiranno della finanza internazionale.
Il popolo, votando contro i governi in carica, additandoli come responsabili del suo malessere, ha aperto un contenzioso con la realtà, ma non può certo liberarsi
del problema di cosa farà da grande.