I Social e la Politica

...un rapporto complicato.

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La politica come la conosciamo ha i giorni contati, una nuova forma di partecipazione stanno spiazzando via i meccanismi convenzionali. Un nuovo ingresso delle masse in politica sta superando i partiti e le istituzioni tradizionali, facendoli comparire troppo lenti e obsoleti di fronte alla costante domanda sociale, la quale, si riformula in base alla velocità delle informazioni che nessuno riesce a più a veicolare.

Stiamo parlando di una nuova ondata di partecipazione molto diversa da quelle conosciute sinora, un’ondata che nessuno ha saputo ancora cavalcare, neanche i nuovi partiti o movimenti, cosiddetti populisti, i quali, per sopravvivere sono costretti ad annuire e ripetere nei loro discorsi le informazioni (vere o false) condivise nei Social e trasformate nell’opinione prevalente.

Questa nuova ondata di partecipazione denominata “populista” non è altro che la conseguenza diretta dell’anomia e del disincanto ai quali gli attori politici tradizionali hanno sottomesso i propri rappresentati.

L’esempio italiano.

Mentre la crisi economica iniziata nel 2008 attraversava l’Europa e gran parte dei paesi occidentali, i governi e le istituzioni apparivano sempre più distanti dalla realtà sociale che colpiva innumerevoli famiglie, soprattutto quelle più fragili. Mentre aumentava il divario tra ricchi e poveri, l’immobilismo di una classe dirigente carente di risposte e – nel particolare caso italiano – sostituita da governi tecnici, ha causato una forte delusione nella maggioranza delle persone.

Aldilà delle politiche economiche provvedute dal governo Monti per affrontare la crisi e della loro efficacia (dibattito sul quale altri avranno avuto modo di approfondire), la crisi economica ha riprodotto l’immagine di un popolo abbandonato da una classe politica ripiegata su sé stessa e incapace di assumersi le proprie responsabilità. Nel frattempo, i partiti dell’epoca non essendo in grado di contrastare l’opinione negativa nei loro confronti, hanno preferito far finta di niente, mostrandosi spesso arroganti e miopi di fronte ai cambiamenti già in atto.

I partiti tradizionali, incapaci di evolvere con le circostanze, sono stati travolti dalla profonda crisi di legittimazione che ha susseguito la crisi economica e, dalla quale, non riescono più a tirarsi fuori. Allo stesso tempo, i cittadini hanno trovato nei Social il mezzo idoneo per sfogare il malessere causato dalla crisi e da una classe politica assente.
Avendo come nemico comune i partiti, i politici e altri attori (le banche, “i poteri forti” e chi più ne ha più ne metta) il Populismo – e particolarmente il M5S – hanno sfruttato il potenziale conflitto popolo-élite ottenendo molti consensi e diventando il primo in Italia fino alla conformazione dell’esecutivo gialloverde in coalizione con la Lega Nord.

Campagna sui Social.

In Italia, così come in buona parte del mondo democratico, le elezioni più recenti sono state vinte da chi ha fatto un uso prominente e sofisticato dei social. Evidentemente il M5S ha sfruttato strategicamente questa nuova arma per fare la propria campagna; la Lega l’ha capito dopo ed è partita in quarta per proiettare la figura di un partito nazionale e sovranista costruito attorno alla figura di Salvini. Lo stesso fattore ha influito sulle vittorie elettorali di Macron nella Francia, di Trump e del suo predecessore Obama negli Stati Uniti e via dicendo…

Nell’immediatezza dell’informazione non contano tanto i programmi quando la spettacolarizzazione del personaggio politico davanti a un’infinita platea di osservatori, non più presenti in loco ma che interagiscono da qualsiasi parte attraverso i loro smartphone. Oggi le dirette si sono sostituite alle conferenze stampa ed è più proficuo fare un post su facebook anziché sprecare 10.000 volantini o fare un comunicato stampa. Sedi di partito, sezioni e strutture intermedie diventano inutili man mano che le persone interagiscono direttamente con i loro leader.

Gli effetti…

I Social hanno aperto le porte al reinserimento delle masse in politica. Attraverso i Social si esercita un attivismo che, nella velocità dell’informazione condivisa, forma la propria opinione e viaggia a ritmi ormai irraggiungibili per i partiti e le istituzioni tradizionali. A differenza della televisione, è un’ondata che nessuno è riuscito a cavalcare, nemmeno i populisti che riescono soltanto a seguirla, non senza difficoltà, senza mai riuscire a governarla del tutto.

Ormai i social fanno parte della politica e la politica è nei social, il problema si pone dal momento in cui il fenomeno apre le porte a una politica de-istituzionalizzata, in balia degli eventi, più impegnata a intrattenere il pubblico anziché a governare un paese. E’ un’ondata irreversibile e non sappiamo dove sta portando..