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Tanta voglia di normalità

| 3 Giugno 2018 | POLITICA

Piazza Bocca della Verità gremita ieri per la festa della Repubblica targata 5 stelle. L’appello alla mobilitazione era stato lanciato da Di Maio in un momento di crisi istituzionale senza precedenti nella storia repubblicana, quando il Presidenre Mattarella aveva messo il veto su Savona al Ministero dell’Economia. Cosa è successo dopo è noto e non mi ci soffernerò. Quello che c’è da aggiungere invece è che  la serata del 2 giugno a Roma (e in tante piazze d’Italia dove vi sono state manifestazioni spontanee) ha confermato che il governo giallo-verde ha una indiscutibile e solidissima legittimazione popolare. Movimento 5 Stelle e Lega riempiono le piazze. Posso  parlare per esperienza diretta della piazza romana, dato che c’ero. Era una piazza di gente composta, sorridente, disposta a condividere parole ed enozioni con lo sconosciuto a fianco. Emozioni, tante. Quasi palpabili. Senso di sollevazione. Liberazione. Riscatto. E tanta, tanta voglia di normalità.

Comunque la si pensi, al M5S e alla Lega va riconosciuto il merito di sapere e volere parlare con la gente, con parole che toccano le corde giuste: in particolare l’orgoglio e la dignità della persona “normale” che ha obiettivi e aspirazioni “normali”. E che negli ultimi anni si è ritrovata improvvisamente catapultata in una realtà in cui guadagnarsi la vita onestamente con un lavoro stabile, comprarsi una casa, sposarsi, mettere al mondo un figlio, dargli i  mezzi per studiare e poi godersi una meritata pensione  sono diventati obiettivi e aspirazioni alla portata di pochi (anzi pochissimi).

Tutti gli altri – che sono tantissimi – rivogliono indietro quell’opportunità di una vita normale che gli è sfuggita di mano nelle pieghe del Jobs Act, della Legge Fornero, della Buona Scuola, del Decreto Salvabanche.

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Questa voglia di normalità coincide con gli obiettivi sociali del M5S. Logico quindi che tra le prime misure annunciate dal neo-ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ci sia l’attribuzione di una consulenza a Sergio Bramini, imprenditore monzese “fallito per colpa dello Stato”.  Nonostante un credito di quattro milioni di euro accumulato dalla sua società, la Icom, Bramini ha subìto il pignoramento della sua villa, ipotecata per scongiurare il fallimento e salvare la società e i 32 dipendenti. Nei giorni scorsi Di Maio e Salvini l’hanno incontrato e ascoltato la sua storia. La Icom aveva vinto diversi appalti per la gestione dei rifiuti, ma i pagamenti non arrivavano. Dopo parecchi ritardi, le banche hanno interrotto le linee di credito e Bramini è fallito. Poco dopo gli hanno pignorato la casa. Ora Bramini aiuterà Di Maio a mettere mano alla revisione della legge fallimentare e proporrà la non pignorabilità della prima casa.

Quella di Bramini e del rapporto che lo unisce al M5S è una storia dall’alto valore simbolico: è la storia di un imprenditore che si è trasformato n cittadino qualsiasi e come un qualsiasi cittadino è diventato un perseguitato, una vittima dello Stato.

Voglia di piazza pacifica, fatta di gente che vuole tornare a credere nel proprio futuro e lo vuole felice e non troppo lontano da casa. Perche l’Italia è il Paese più bello del mondo e abbiamo il diritto di restarci in condizioni dignitose. E ve lo dice una che quel Paese l’ha lasciato vent’anni fa per seguire un’opportunità di carriera.

Voglia di sorridere, di tornare a condividere patriottocamente l’inno nazionale anche al di fuori dei campi di calcio. L’inno di Mameli è stato intonato spontaneamente dalla piazza all’inizio del discorso di Di Maio. Tanta voglia di sperare che si, stavolta si cambia davvero.

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