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La Post-Verità come paradosso dell’informazione – Il caso del Premier Conte

| 2 Giugno 2018 | POLITICA

Partiamo da un fatto. E’ innegabile che la svolta politica che sta attraversando il nostro paese, sia per le nuove forze in gioco sia a causa degli ultimissimi avvenimenti, è di una complessità senza precedenti. E’ inoltre innegabile che la gestione della classe politica dirigente negli ultimi tre decenni ha fatto di tutto per allontanare i cittadini dal dibattito politico, che tanto bene avrebbe fatto al paese. Quando il popolo è politicamente coinvolto in tutti i suoi strati, quest’ultima è messa maggiormente sotto pressione e deve rispondere ad essa attraverso i fatti. Purtroppo, questo non è il caso dell’Italia. La politica viene ancora percepita dalla maggioranza come qualcosa di distante e lontano, come qualcosa di troppo complesso per poter essere compreso appieno.

Partendo dal presupposto che colmare questo gap trentennale tra politica e cittadini non sia certo facile, bisogna però individuare all’interno della società qualcuno che possa fungere da trait d’union tra le parti. Chi può spiegare ai cittadini come stanno le cose? La risposta più naturale sarebbero “i mezzi di informazione, per esempio giornali e televisione”. Come ho dimostrato nei precedenti articoli, il cambiamento repentino del modo di fare informazione ha stravolto questo ciclo, mettendo in crisi il ruolo di queste fonti di informazione. Fino ad un decennio fa, le fonti a nostra disposizione corrispondevano – in maniera più o meno marcata – ad un orientamento politico: era quindi facile risalirvici, in modo da affrontare la notizia con cognizione di causa. Eravamo infatti consapevoli di non avere accesso ad un’informazione “oggettiva”, ma politicamente schierata; ed era proprio questa consapevolezza che ci permetteva di analizzare fonte e contenuto in maniera (quasi) esaustiva.

Il discorso cambia quando si esamina la notizia in rapporto al concetto di post-verità: in questo caso, per quanto una fonte possa essere orientata o meno, è il contenuto stesso che è messo in secondo piano. Un esempio ce lo riporta il giornale online TPI: “The Post Internazionale”. Durante il periodo nel quale Conte stava lavorando alla formazione del governo, il giornale ha scritto parecchi articoli a riguardo, delineando la figura del Premier e commentandone la carriera. Proprio a questo proposito, mi ha sorpreso in maniera molto negativa il modo in cui l’argomento è stato trattato.

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Il 25 maggio, usciva un articolo su Conte con questo titolo: “Giuseppe Conte: le cartelle Equitalia mostrano che “non ha pagato tasse per 50mila euro””. Il significato del titolo è decisamente inequivocabile. Il possibile futuro Premier avrebbe evaso il fisco per la somma di 50mila euro. Proseguendo con l’articolo, però, nell’ultima parte, si legge che “Conte ha estinto tutti gli addebiti nel novembre 2011”. Nonostante non sia mio scopo difendere o attaccare il Prof. Conte, è giusto che sia presentato nel modo più oggettivo possibile, considerato anche il fatto che sarà lui a guidare il nuovo governo. E’ giusto ribadire che non è in debito con il fisco e che, ad oggi, ha pagato tutte le tasse.
Per le motivazioni spiegate in precedenza, ritengo che questo tipo di informazione non sia salutare nei confronti della popolazione. Quando la qualità della notizia perde importanza, quando a fare la differenza sono il numero di “views” che il link riceve, si va incontro a questo tipo di fenomeno. A mio avviso, chi cavalca l’onda della post-verità, piuttosto che combatterla, non è degno di essere chiamato “giornale”, e la sua è tutto tranne che informazione. Nella fattispecie, è chiaro che la notizia in sé non esiste: è stata quindi creata con l’unico scopo di fare presa sul cittadino (utente del social), che viene fondamentalmente spinto a leggere una non-notizia. Per non parlare di coloro i quali leggono solamente il titolo: in questo caso il risultato è ancora più grave, poiché essi subiscono le conseguenze peggiori di questo tipo di informazione, non riuscendo nemmeno ad avvicinarsi alla “verità”.

La notizia viene quindi distorta e decontestualizzata al fine di “parlare alla pancia” dell’utente/cittadino/elettore. E’ anche a causa di testate giornalistiche che operano in questo modo se al giorno d’oggi l’elettorato è sempre più lontano dalla politica. Queste notizie fungono infatti da ottimo disincentivo a credere nelle istituzioni e nella classe politica.

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