Chi ha paura del lupo Savona?

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Le cronache di questi giorni narrano che Paolo Savona faccia paura all’establishment. Che il nodo sul dicastero dell’Economia sia quello da sciogliere. E si mormora che dal Colle sia giunto il veto che ha fatto arrabbiare Salvini. La sostanza di queste indiscrezioni la verificheremo presto, ma intanto cerchiamo di fare il punto per capire cosa ci sia di tanto spaventoso in questo economista ottantaduenne dal curriculum poderoso.

Un onesto fact-checking sul presunto euroscetticismo di Paolo Savona  lo riduce piuttosto a eurorealismo. I giornaloni che si sono affrettati a dipingerlo come un nemico dell’Europa hanno evidentemente trascurato la lettura di un recente, illuminante pamphlet scritto a quattro mani da Savona con Paolo Panerai e pubblicato da Milano Finanza: “Quando a Carli tremò la mano”.

Guido Carli si trovava a Maastricht, era l’anno del Signore 1992.  Gli tremò la mano perché si rese conto che il  trattato di Maastricht che stava firmando impegnando l’Italia stabiliva obiettivi per i quali il nostro Paese era del tutto impreparato

Un leit-motiv del resto ampiamente dibattuto un giorno sì e l’altro pure nei mesi precedenti alla firma da esponenti di punta del governo tedesco come il ministro delle Finanze Theo Waigel, che affidava regolarmente i suoi dubbi alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. E altrettanto regolarmente accorrevano i nostri politici a spegnere il fuoco delle polemiche promettendo rigore assoluto da parte della scolaretta Italia.

La novità di cui bisogna tenere conto – non alla luce delle teorie euroscettiche ma semplicemente di come sono andate le cose – è che gli obiettivi di Maastricht sono stati in larghissima parte mancati, e non solo dall’Italia. Per tenere l’Europa unita – è la logica considerazione di Savona e Panerai –  è indispensabile ridiscutere i parametri fissati a Maastricht.

Sarebbe questa l’eresia di Savona che tanto spaventa il Colle e i mercati, che fa impazzire lo spread e manda in tilt la formazione del governo Lega-M5S? Surreale. Da quando in qua il buon senso è un’eresia?

Chiudo ricordando sempre ai giornaloni distratti che lo stesso Theo Waigel che 26 anni fa puntava il dito contro l’Italia è sceso nel frattempo a più miti consigli. In un’intervista a T-Online nel luglio 2016 (quindi in tempi non sospetti), Waigel candidamente osservava: “Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, il giorno dopo il marco si apprezzerebbe del 30%. Chiunque può immaginare cosa significherebbe per il nostro export, per il mercato del lavoro e per il bilancio federale”.

E per chi avesse dimenticato anche questo, nel 2014 lo Spiegel aveva profeticamente previsto l’ascesa della Lega e ipotizzato uno scenario di uscita dell’Italia dall’euro che avrebbe ridato competitività al nostro paese. Questa l’analisi: “Dall’entrata nell’euro, l’Italia non è più cresciuta: la disoccupazione è alta, quella giovanile spaventosa. E quindi l’uscita dall’euro è ampiamente giustificata”.  Lo diceva lo Spiegel. Nel 2014.

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