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La politica in tempi di selfie…

| 25 Maggio 2018 | POLITICA

La presenza del professore Giuseppe Conte al Quirinale ha sigillato una serie di eventi che preannunciano la fine della politica come la conosciamo. Oggi prevalgono gli outsider e il professore Conte ne è l’ennesima prova. Gli outsider fanno meno fatica ad accedere alle cariche pubbliche rispetto ai politici convenzionali.

Man mano che cala l’entusiasmo delle persone verso la politica e il numero degli iscritti cala sempre di più, i mass media e soprattutto i social si sostituiscono alle forme di proselitismo. Questo fattore spinge al ridimensionamento dei partiti politici e all’ingresso di nuovi attori, più abili a ottenere consenso in un elettorato immediato, sempre più voglioso di informazioni semplici, brevi e istantanee. Questa funzione non è più possibile nei partiti politici convenzionali, strutturalmente incapaci di formare opinioni con la velocità richiesta dagli elettori.

Oggi siamo in una fase di delegittimazione dei partiti come corpi rappresentativi degli interessi generali. Gli attori politici fanno fatica ad assorbire la domanda di una società molto diversa e frammentata al proprio interno. I partiti convenzionali, quindi, non riescono più a interloquire tra cittadini e la cosa pubblica e inoltre i diversi livelli di governance rendono gli attori incapaci di affrontare in modo coerente le sfide che si presentano a livello locale, nazionale e internazionale.

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Nell’attualità i partiti sono costretti a ripensare la propria strategia. Nell’assenza di dibattiti che contengano delle proposte, la semplificazione dei messaggi e la spettacolarizzazione del personaggio politico diventano l’unica alternativa di sopravvivenza per organizzazioni che pretendono di affrontare i problemi attuali attraverso i metodi del Novecento.

Con l’entrata degli outsider in politica, si apre una nuova stagione nella quale i politici di carriera, se vogliono sopravvivere, devono fare uso dei social e puntare sulle emozioni più di prima. Ad esempio, nel caso italiano, mentre in altri tempi le trattative impegnavano le parti in gioco nella formazione di un governo stabile, Salvini e Di Maio sembrano più impegnati nelle video dirette e nell’intrattenimento dei propri elettori.

Mentre il M5S e la Lega mantengono il proprio consenso attraverso uno sproporzionato uso dei social, il PD, Forza Italia e Fratelli d’Italia restano fuori da questo nuovo metodo di proselitismo, non per una loro scelta ma per la lentezza di strutture incapaci di adeguarsi al ritmo che pervade i nostri giorni. A differenza di M5S e Lega, tali partiti non hanno il carisma per fare politica in tempi di selfie…

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