Politica per passione, non per arricchimento

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Da alcuni anni il tema dei costi della politica è entrato in pianta stabile tra gli argomenti più discussi nell’arena del dibattito pubblico. Complice la più grave crisi economica del dopoguerra, milioni di italiani, specialmente tra i disoccupati, i precari e i sotto pagati, hanno storto il naso di fronte agli alti stipendi dei parlamentari. Le alte retribuzioni, a cui va aggiunta tutta una serie di privilegi che spaziano dal vitalizio all’auto blu, hanno esacerbato la considerazione negativa del Parlamento, vista come un’aula in cui siedono privilegiati che intendono unicamente arricchirsi ai danni della cittadinanza. In effetti, gli stipendi lordi dei parlamentari italiani sono i più alti d’Europa.

In tempo di crisi e di tagli alla spesa pubblica, alcuni partiti, Movimento 5 Stelle in primis, hanno proposto la riduzione degli stipendi dei parlamentari per alleggerire il peso dei conti pubblici e per riavvicinare la politica ai cittadini. Il taglio dei costi della politica è da sempre uno dei cavalli di battaglia dei 5 Stelle. Per regolamento, i parlamentari del Movimento devono rinunciare a una parte dello stipendio la quale va a finanziare un fondo destinato alle piccole-medie imprese. Da questa volontà si origina la rinuncia di Roberto Fico alla sua indennità d’ufficio che gli spetterebbe in quanto presidente della Camera dei Deputati.

Tuttavia, numerosi economisti ed esperti hanno dimostrato che il denaro risparmiato con il taglio dei costi della politica sarebbe poca cosa rispetto al totale del bilancio dello Stato. Ovviamente, meglio avere qualche soldo in più invece che in meno, specialmente di questi tempi, ma il motivo principale per cui gli stipendi dei parlamentari andrebbero tagliati non è quello del risparmio.

I parlamentari di certo non sono costretti a tirare la cinghia. Tra stipendio, rimborsi, indennità, auto blu e vitalizio, l’attività parlamentare si presenta molto remunerativa. Data questa situazione, non si cadrebbe in errore a pensare che qualcuno potrebbe decidere di entrare in Parlamento unicamente per arricchire sé stesso. D’altro canto la remunerazione è ricca, quindi perché no ? Ma fare il parlamentare non significa arricchirsi bensì dare il proprio contributo alla risoluzione dei problemi della collettività e mettersi totalmente al servizio di essa.

Diventare onorevole non dev’essere un traguardo per l’arricchimento personale ma uno strumento per mettere in atto le proprie ambizioni e passioni che devono coincidere con la volontà di gestire e migliorare la cosa pubblica, interagire con la collettività, ascoltarne i bisogni e tradurli in politiche che riescano a soddisfarli.

Per questo bisogna tagliare stipendi e privilegi: per rendere l’attività parlamentare meno allettante in modo che solo chi ha passione e desiderio di rendere il proprio servizio alla collettività diventi onorevole e non chi invece è mosso unicamente dalla volontà egoistica di arricchirsi.

Il taglio dei costi della politica rimane comunque una questione secondaria perché ci sono tematiche molto più impellenti che riguardano milioni di italiani e a cui bisogna indirizzarsi . I problemi del paese sono ben altri e spaziano dalla povertà all’aumento delle disuguaglianze fino alla crescente emigrazione dei giovani, giusto per citarne alcuni, ma la lista potrebbe andare avanti ad oltranza. È vero anche però che per decidere di tagliare stipendi e privilegi degli onorevoli non c’è bisogno della stessa quantità di tempo e lavoro parlamentare che richiederebbe invece una qualsiasi riforma strutturale, come per esempio quella dell’istruzione. Il taglio dei costi necessiterebbe relativamente poco tempo ma ci vuole innanzitutto la volontà di compiere questo passo.

Ad ogni modo tagliare i costi della politica potrebbe essere un valido deterrente per evitare che cercatori di arricchimento siedano in Parlamento e allo stesso tempo si aumenterebbe in una certa misura la qualità della classe dirigente. I parlamentari italiani devono lavorare con passione ed impegno per risolvere i problemi della collettività e non per riempirsi le tasche. Speriamo che con la XVIII legislatura questo auspicio possa realizzarsi.