Addio al lavoro

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Grillo, cavalcando come un surfista l’onda del paradosso, si è adesso spiaggiato sull’approdo conclusivo delle sue mirabolanti ed immaginifiche provocazioni: il lavoro non ha futuro.
Partito dall’esigenza di erogare un reddito di cittadinanza a chi non ha un’occupazione retribuita, ha poi collegato la corresponsione degli emolumenti al fattore nascita, perché ogni cittadino, dal momento in cui apre gli occhi a questo mondo, acquisisce il diritto di proseguire il suo cammino senza l’assillo di doversi procurare i mezzi necessari al personale sostentamento.

L’utopia si nutre di visioni e suggestioni e quella dei robot che progressivamente sostituiscono l’uomo offre al moderno profeta lo spunto per decretare l’obsolescenza di ogni teoria e dottrina che mette il lavoro al centro, anche valoriale, dell’umana esistenza.
Così l’individuo, liberato da catene primordiali, conquista inediti spazi di libertà, perché una sorta di onnipotente Leviatano, lo Stato, provvede a tutte le sue esigenze materiali, attingendo ogni risorsa da un immenso ed inesauribile tesoro accumulato dalla instancabile attività di entità meccaniche.

Nei campi, nelle fabbriche, negli uffici, nei laboratori di ricerca, negli ospedali, nelle scuole, nei tribunali, al bar ed al teatro non vi sarà più traccia di attività umana, i viventi saranno tutti sparpagliati nei prati e sulle spiagge, mentre le casalinghe robot provvederanno a tenere pulita la casa ed a preparare pranzi succulenti.
Nel mondo incantato delle nostre fiabe preadolescenziali, c’era il Grillo parlante, ad indicarci la strada della ragionevolezza, adesso la nostra vita è invasa da quello delirante, che un volgo disperso spinge prepotentemente verso la conquista del potere.
Viva il lavoro e la libertà.

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