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Il laboratorio siciliano

| 30 Ottobre 2017 | POLITICA

Dopo la pessima prova di Crocetta, che doveva ribaltare l’immagine della Sicilia offerta da Lombardo e Cuffaro, ma è naufragato in una pozza d’acqua di narcisismo ed inconcludenza, si profila un duello all’ultimo voto tra il redivivo centrodestra ed un arrembante M5S.

Il centrosinistra, diviso ed indebolito dalle sue contraddizioni, non riesce neanche a competere ed assiste malinconicamente alla disputa fra quelli che intendono far lievitare nel laboratorio Sicilia la credibilità di un annunciato assalto al governo del Paese.
La sinistra ostile al PD renziano vuole dimostrare quanto sia fragile la leadership democratica ed utilizzare la fragorosa sconfitta nell’isola come tentativo estremo di ribaltarla prima delle elezioni politiche, ma non mette in conto che non sarà certo una guerra fratricida a risollevare le sorti di un’alleanza tra soggetti che non sanno più stare insieme.

Il risultato più probabile che ci riservano le urne siciliane è una vittoria di misura di Musumeci o Cancelleri, senza maggioranza nel parlamento regionale, ma con infiniti interrogativi sulla possibilità di formare un qualsiasi governo. Tale ragionevole esito non farebbe che confermare la natura di laboratorio politico, con vista su Montecitorio, che la Sicilia ha sempre avuto nella nostra storia, anticipando la ridefinizione degli equilibri a livello nazionale. La crisi della governabilità, a Palermo ed a Roma, è ormai un convitato di pietra.

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