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La puzza sotto il naso

| 26 Ottobre 2017 | POLITICA

Vedere Verdini, un personaggio discusso e discutibile, ma vero, maramaldeggiare nell’aula del senato su tanti sepolcri imbiancati mi ha riconciliato con la politica.
Perché l’ossessiva metafora del male assoluto, l’immagine dell’essere laido per antonomasia, da seppellire con un impietoso disprezzo, sono state in questi anni l’espressione di una protervia giustizialista e di un moralismo becero che hanno del mostruoso.

Non ho alcunché da dividere con il senatore Verdini e mai sono stato vicino alla sua parte politica, ma i tanti che lo denigrano dovrebbero rendersi conto di aver passato il segno, perché il confronto non può e non deve tracimare nella barbarie.
Ed anche il PD, che si è avvalso del suo apporto, spesso determinante, in tutti i passaggi
perigliosi della legislatura, deve dismettere l’atteggiamento ridicolo di virginale estraneità alla contaminazione con l’appestato e di minimizzazione del suo ruolo, perché questo serve solo a sottolinearlo.

La politica, per sua natura, sanziona quelli che hanno la puzza sotto il naso, i pavidi, gli
ipocriti, gli incapaci di assumersi le loro responsabilità.
Non ci sono alchimie e sottili distinguo sufficienti ed utili a dimostrare che Verdini non faccia parte della maggioranza che sostiene il governo, che sia qualcuno che, occasionalmente
passava di là, mentre si votavano le unioni civili, le leggi elettorali, le manovre economiche.
Ubi commoda, ibi incommoda.

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