Il partito che non c’è

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Ogni mattina sfogli la rassegna stampa, leggi, tenti di approfondire, ti soffermi su dichiarazioni di esponenti politici, controlli la fondatezza degli scoop annunciati nei titoloni, per poi scoprire che nulla di nuovo cresce sotto l’italico sole e tutto si trascina stancamente, sino al prossimo traguardo elettorale.

I vecchi partiti, sopravvissuti ad annunci di cambiamenti epocali e metamorfosi rigeneratrici, e quelli nuovi, che appassiscono subito dopo la fioritura, continuano a riproporre annose polemiche, che non sono funzionali alla soluzione dei problemi, ma solo
al posizionamento in vista del voto, che dovrà probabilmente essere espresso senza che il parlamento abbia fissato le regole.

Il centrodesta ripresenta il vecchio leone Berlusconi, tirato a lucido e rimesso in sesto dopo traversie giudiziarie e perigliosi passaggi ospedalieri, che, fronteggiando gli assalti di un giovane rampante alleato, riprende a suonare il flauto magico e promette a tutti e ad ognuno benessere e felicità. 

Il centrosinistra, agitato da una terribile crisi di identità, si lacera ed ondeggia tra il dissacrante pragmatismo di Renzi e le nostalgie restauratrici degli epigoni di una sinistra novecentesca, ancorata ai suoi linguaggi, agli stilemi ideologici, alle parole d’ordine ed al richiamo della foresta.

Il Movimento 5 Stelle, che ritiene maturi i tempi per la sua ascesa al potere, annuncia la vittoria alle regionali siciliane come sicuro viatico ed antipasto di quella a livello nazionale, ma non ha ancora un programma di governo ed una classe dirigente di spessore da proporre al Paese e deve scontare le deludenti prove dei suoi amministratori locali.

A fronte di tante impotenze relative, delle prospettive d’ingovernabilità ed inconcludenza, continuano a campeggiare inquietanti emergenze: debito pubblico inattaccabile, crescita insufficiente, disoccupazione da incubo, immigrazione fuori controllo, crescenti disuguaglianze sociali e territoriali, giustizia in panne, istituzioni obsolete. Ci vorrebbe un demiurgo o, più semplicemente, un partito che non c’è, che qualcuno avrebbe dovuto creare, ma non ha avuto il coraggio di farlo, ritenendo di poter usare una vecchia automobile per vincere il gran premio decisivo, quello della rinascita nazionale.