Il vuoto intorno a Renzi

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Ascoltando ieri Alfano da Vespa, e ripercorrendo l’ultimo tratto di strada battuto da Renzi nei sei mesi successivi alla sconfitta, mi sono reso conto come il lavorio diretto a creargli attorno una sorta di vuoto pneumatico abbia registrato un indiscutibile successo.

Prima la scissione del PD, orchestrata con diabolica abilità dal luciferino D’Alema, gli ha sottratto la costola post comunista, che adesso armeggia con ulivisti di ritorno,nostalgici di unioni, campi larghi progressisti e sindacato per mettergli contro tutto il mondo della sinistra.
Poi l’improvviso ed aspro litigio con il variegato arcipelago di centro degli Alfano, Casini e Verdini, che gli aveva assicurato una maggioranza parlamentare e consentito il varo di importanti riforme nel corso della legislatura, e adesso schiuma di rabbia e grida al tradimento per l’introduzione della soglia d’accesso del 5%.

Un campo disseminato di nemici agguerriti ed astiosi, che proclamano baldanzosamente la condivisa determinazione di tenerlo lontano, a qualsiasi costo, da palazzo Chigi, preannunciando veti sul suo nome,  anche se il PD dovesse essere chiamato a guidare una coalizione dopo le elezioni.

In verità questa consorteria di avversari non ha un programma comune, né può proporre univoche soluzioni di governo, in quanto, nella sua eterogeneità, conserva i tratti dell’accozzaglia di referendaria memoria, ma resta il dato di un isolamento che
carica di inquietanti interrogativi il futuro del Paese.