L’Editoriale – Caro Renzi ti Scrivo

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Siamo in tanti a chiederci quando finirà lo psicodramma che continua ad agitare la vita del PD, nonostante la richiesta di gran parte del suo popolo e le attese dei simpatizzanti non
fidelizzati di poter contare su una comunità vivace, ma pacificata.
Si è consumata la scissione e sei stato di nuovo chiamato alla guida del partito da congresso e primarie, con verdetto inequivocabile, ma neanche questo è bastato a sconfiggere il male oscuro che, come un tarlo insaziabile, divora il PD e frena la sua missione riformista e lo slancio verso il cambiamento possibile.

Continua ad esserci un filo robusto che lega chi se ne è andato con quanti sono rimasti per continuare il lavoro di demolizione, contestazione ed appesantimento, pronti a frapporre ostacoli, erigere barriere, lanciare avvertimenti ed anche a differenziarsi nel voto, a disattendere le decisioni della maggioranza, erigendosi a vestali della purezza ideologica e custodi dei sacri testi. Non siamo in presenza di una normale dialettica interna, e lo dimostra la fuoruscita di elementi di spicco, che avevano reiteratamente e solennemente giurato fedeltà al partito, ma di inconciliabilità di visioni del mondo e interpretazioni del progressismo, di scontro tra secoli ed ere politiche.

Ridurre il tutto al tema della disputa sul potere, della spartizione dei posti in lista e dei destini personali mi sembra molto riduttivo e, comunque, non esaustivo di una grande questione politica: il post comunismo vive in mezzo a noi, è ancora un problema irrisolto. Ti scrivo perché sei chiamato a dare risposte, senza girarci intorno, ponendo tutta la tua classe dirigente di fronte alle sue responsabilità, perché il Paese non può più attendere che si faccia chiarezza nel campo della sinistra.