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Contr’Appunti – Also sprach Beppe Grillo

| 22 Maggio 2017 | POLITICA

Più di duemila anni fa Andronico di Rodi, filosofo peripatetico e decimo scolarca dopo Aristotele, fu il primo sistematore delle opere pubblicate dal grande Filosofo. Con intuizione straordinaria, prima riprodusse le trattazioni relative al mondo sensibile (tà physikà, in greco), quindi aggiunse quelle concernenti i problemi più universali della filosofia; in mancanza di un nome migliore, le battezzò come “tà metà tà physikà”, cioè gli argomenti trattati dopo la fisica, o – come fu intesa la locuzione nel Medioevo – le questioni che trascendono la fisica. In effetti, si trattava di indagare i principi ultimi da cui dipendono l’esistenza di tutte le cose. Metà tà physikà: in italiano, metafisica.

Conoscere questa storiella avrebbe forse fatto comodo al leader del Movimento 5 Stelle il quale – durante la marcia da Perugia a Assisi – ha chiosato sulle ipotesi di uscita dall’Euro, definendole “metafisica”, “cose senza importanza”. Quisquilie, pinzillacchere, avrebbe detto Totò. Di cui, tuttavia, “gli italiani devono parlare”. A leggere la frase nel suo tenore testuale, si direbbe il secondo vilipendio del cadavere filosofico del povero Aristotele in poche battute: infatti, o la moneta è una bazzecola (è “neutra”, direbbero gli economisti da diporto), oppure è importante e se ne deve parlare. Tertium non datur (Metafisica, cap. 7, 1001b).

Ma, forse, le cose non stanno proprio così. Forse, Grillo, nel modo involuto che lo contraddistingue, intendeva dire altro. Intendeva cioè dire che il tema dell’uscita dall’Euro – ancorché posto a fini elettorali all’attenzione degli elettori (senza mai sbilanciarsi, in modo da non scontentare nessuno, così come per l’obbligatorietà dei vaccini, o per le politiche di accoglienza dei migranti) – è invero “senza importanza” per il Movimento, il quale è disposto, pur di arrivare al governo, a qualsiasi genere di patto col diavolo. E si sa che il denaro, del diavolo, è lo sterco.

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D’altronde, il sistema di cambi fissi imposto tramite l’adozione dell’Euro comporta che i differenziali di crescita e di produttività tra Paesi – non potendo scaricarsi sui rapporti fra le monete – si scarichino sui salari, via disoccupazione. Abbassando il costo del lavoro, ovviamente, si raggiunge l’obiettivo di un incremento delle esportazioni (e, quindi, di un miglioramento della bilancia dei pagamenti), ma si produce anche – fatalmente – una stagnazione della domanda interna (con annessa deflazione), necessariamente da compensare, sia pure in parte, con sussidi statali alle persone disoccupate (che si risolvono, in pratica, in aiuti spuri alle imprese).

Ecco a voi il “reddito di cittadinanza” tanto caro ai grillini… sostituzione del lavoro e della dignità del lavoro con l’assistenza e l’avvilimento dell’assistenza.

In pratica, le riforme Hartz. Ma più metafisiche.

TAG: Euro, Grillo, M5S, Movimento 5 Stelle, Reddito di cittadinanza
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