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I cantastorie delle fiamme: quando non si riesce più a distinguere il giusto dallo sbagliato.

| 19 Ottobre 2026 | CRONACA, L'OPINIONE

Stavolta ho voluto aspettare. Ho sperato fino all’ultimo di essere smentito, ma, evidentemente, le mie aspettative si sono ancora una volta scontrate contro il muro della realtà.

Nelle scorse ore abbiamo assistito a scene a dir poco agghiaccianti: poliziotti assaltati, città devastate, negozi saccheggiati e, in ultimo, la milanesissima piazza del Duomo in fiamme. Non solo Milano tuttavia, giungono anche da Francia e Belgio immagini raccapriccianti di vera e propria guerriglia urbana, portata avanti da gruppi di facinorosi che tutto sembrano fuorchè rispettabili membri della società civile di cui, teoricamente, dovremmo tutti far parte.

Due fatti sono stati, a mio avviso, tragicamente emblematici.

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Il primo è l’incendio del Palazzo del Municipio di Limoges, comune dell’Alta Vienne celebre per le sue ceramiche. Il palazzo storico, costruito nel 1883 ed inserito nel 1975 nel prestigioso elenco dei Monumenti storici francesi è stato dato alle fiamme dai facinorosi che da settimane stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia. La caduta di un simile monumento è quantomeno emblematica: assieme alla sua iconica torre crolla un’intera tradizione secolare, distrutta dall’odio portato avanti dalle nuove generazioni assieme a quelli che molti definiscono “i nuovi francesi”.

Parimenti, l’altro emblematico avvenimento è stato documentato in un video pubblicato su X da un utente ed andato presto virale. Nel video si vede una donna francese, bianca, che si stacca dalla protesta e si dirige verso un negozio saccheggiato dai “nuovi francesi” urlando sbigottita “Arretez! Pourquoi vous faites ça? C’est pas la cause!”, ovvero “Fermatevi! Perchè lo state facendo? Non è per questo che siamo qui!”. Dal fumo del saccheggio si alza una voce in risposta, che sembra dire “ho delle spese urgenti da fare”, ridendo. Di emblematico qui c’è l’espressione tradita della donna, scesa in piazza per difendere i diritti degli studenti e trovatasi di fronte la realtà di un paese che non riconosce più, un paese ormai caduto nelle mani di quegli stessi “nuovi francesi” che anni di narrazioni l’avevano convinta fossero indispensabili per la floridità della sua nazione.

Ma se Parigi piange, Roma di certo non ride. L’onda lunga delle proteste (pseudo)studentesche è infatti arrivata anche da noi e ne abbiamo potuto ammirare gli effetti nella giornata di Sabato. Diverse città italiane sono infatti state messe a ferro e fuoco dai cugini di quei “nuovi francesi” di cui scrivevo sopra, i “nuovi italiani” indicati sovente come futura forza lavoro atta a sostenere il sistema pensionistico nazionale.

Non so se saranno in grado di sostenere la nostra devastata previdenza sociale, ma sicuramente nel campo delle devastazioni si dimostrano sempre molto efficaci.

Il bilancio dei danni secondo Confcommercio, a Milano e nella sola giornata di Sabato, era di oltre mezzo milione di euro considerando esclusivamente i negozi danneggiati e i mancati introiti per le chiusure anticipate. Bisognerà poi aggiungere i danni subiti dalla città, ma dubito avremo una stima precisa da Palazzo Marino: dalle parti di Piazza della Scala, infatti, sembrano più che altro intenti ad attivare il solito scaricabarile istituzionale. Il sindaco Sala non usa mezzi termini e allude direttamente ad una scarsa pianificazione e ad un’ampia sottovalutazione da parte della prefettura. 

Per altro nella giornata di Domenica la situazione è nuovamente degenerata. Altri gruppi di ragazzi, incappucciati e vestiti di nero, hanno ancora una volta messo a ferro e fuoco il centro di Milano, riprendendo le devastazioni e i saccheggi già avvenuti nella giornata di Sabato e incrementando ulteriormente la conta dei danni (stimati ora oltre il milione e mezzo di euro).

Alla luce dei fatti è impossibile non pensare che i “nuovi italiani” siano pronti a seguire l’esempio dei “nuovi francesi” per trasformare le proteste in una guerriglia continua contro le Forze dell’Ordine e lo Stato che rappresentano. Guarda caso infatti, nella giornata dì Lunedì, è apparsa sui social una pagina chiamata “Movimento 17 Ottobre” che rivendica gli scontri, accusa lo Stato di violenza e, consegnando della refurtiva ad un senzatetto, parla di “Esproprio Proletario a Milano”.

Allora perché ho voluto aspettare? Semplice, speravo che finalmente la condanna alle violenze fosse unanime e invece così non è stato. Mentre la conta dei danni era ancora in corso si è alzato, come sempre, il coro dei cantastorie delle fiamme, dei maestri del giustificazionismo, sempre pronti a muoversi contro le istituzioni di cui sovente fanno parte.

Prendiamo ad esempio il sindaco di Legnano, Lorenzo Radice, che ha reagito agli atti vandalici compiuti da alcuni giovani manifestanti a danno di un parco della sua città dichiarando “Voi siete molto più di quei danni. Siete l’energia, le idee e la voglia di cambiare che avete dentro. E quella rabbia, quella protesta, può diventare una proposta per cambiare il Paese”. Certo, il sindaco ha anche parlato di “pochi studenti” che “che hanno compiuto atti inqualificabili”, però si è subito affrettato a correggere il tiro e aprire al dialogo, dimenticando forse che gli atti vandalici e i danneggiamenti sono e restano dei reati.

Ancora peggio le dichiarazioni di Lorenzo Pacini, che parla direttamente di “manganellate e repressioni ingiustificate”. Non contento poi ha voluto rincarare la dose, ricordando come “i danni si riparano. I danni che non si riparano sono quelli di una classe di governo che impoverisce gli italiani e difende potenti, oligarchi e sfruttatori”. In pratica una via di mezzo fra “piove, governo ladro” e “roma ladrona”.

E’ quasi divertente constatare come troppo spesso esponenti politici dimentichino che l’unico argine al ritorno allo stato di natura e all’imposizione della legge del più forte sia proprio l’ordinamento statale. Nel “Leviatano” infatti, Hobbes enuncia che il cittadino ha sì il diritto di ribellarsi allo Stato se lo ritiene necessario e opportuno, ma lo Stato stesso ha tutti i diritti di reprimere le minacce alla sua esistenza con ogni mezzo. Al giorno d’oggi sembra invece passare un nuovo messaggio: lo Stato stia zitto, incassi e risarcisca.

Ciò che resta, però, sono le vetrine rotte e le città devastate da gruppi di ragazzi animati dai soliti cantastorie delle fiamme, gente che che alimenta la loro rabbia e il loro risentimento per poi sfruttarli come un’affilata lama politica da affondare nelle carni dei loro oppositori. Poco importa che le città subiscano danni e che i cittadini vadano incontro a disagi.

L’importante è che, alla fine, il fuoco bruci e loro possano cantare ancora una volta, come Nerone, la loro canzone preferita: quella della discordia.

ph. GettyImages

TAG: Francia, Guerriglia, Limoges, Maranza, Milano, Protesta Caro Vita, Saccheggi, scontri, scontri con la polizia
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