«Ho scelto di prendermi qualche giorno prima di dire la mia, perché avrei voluto che a parlare fossero solo il buon senso e il riconoscimento dei meriti. Ma di fronte agli insulti e alle parole pesanti e irrispettose che ho letto contro Paola Magoni, sento il dovere di intervenire. Lei non ha bisogno di me, ma io le sono riconoscente per essere stata il sogno di quando ero una ragazzina e sognavo le Olimpiadi».
Lo dichiara Lara Magoni, delegato Coni Bergamo, intervenendo sulla polemica nata attorno al percorso della fiaccola olimpica a Bergamo. «Paola non è solo una mia omonima – ricorda Lara Magoni -. È una figlia di Selvino, espressione di una delle famiglie più sportive che conosca: cinque fratelli, cinque sciatori, tre in Nazionale, e Oscar che dallo sci è passato al calcio arrivando fino alla Serie A. Una storia che profuma di impegno, passione e sacrificio».
Magoni richiama quindi l’impresa che ha segnato la storia dello sport italiano: «Paola è stata la prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali, nello slalom speciale a Sarajevo 1984. Un’impresa che ha fatto la storia. È per questo che era naturale, legittimo, aspettarsi che fosse lei ad accendere la fiaccola olimpica a Bergamo. Non per vanità, ma per merito e per ciò che rappresenta».
L’eurodeputata respinge le critiche rivolte alla campionessa olimpica: «Chi oggi la insulta o la accusa di arroganza e mancanza di rispetto per la città e per lo spirito olimpico sbaglia e strumentalizza. Paola non ha mai disprezzato il tratto che le è stato assegnato. Ha semplicemente evidenziato, con educazione e fermezza, che quel tratto fosse secondario non in sé, ma rispetto al momento più iconico e simbolico dell’intera manifestazione: l’accensione della fiamma». «È in quel gesto – sottolinea – che si trasmette un’eredità fatta di valori, sacrifici e speranze. È lì che un’Olimpionica come lei avrebbe avuto il diritto di esserci, per storia, per simbolo, per dignità».
Magoni aggiunge e va oltre: «Non cerco polemiche, ma so distinguere l’umiltà vera dalla falsa indignazione. Paola ha parlato con il cuore, con la forza di chi ha scritto pagine di sport e con il dolore di chi si è sentita dimenticata proprio dalla sua terra. Bergamo questa volta ha perso un’occasione: un’occasione per dire grazie, per onorare la sua storia olimpica e per dimostrare che i valori dello sport si rispettano prima di tutto con i gesti».
E conclude: «Non parliamo solo di risultati o medaglie. Parliamo di persone che hanno trasformato il sacrificio in forza, la fatica in determinazione e il sogno in realtà. Parliamo di atleti che hanno vestito la maglia azzurra con fierezza e responsabilità. Parliamo tanto di spirito olimpico, ma lo spirito olimpico non vive senza memoria, riconoscenza e verità. Grazie Paola, per averci ricordato che i sogni, con il cuore e il sacrificio, si possono toccare davvero».