Giovanni Franzoni entra nella leggenda. Sulla Streif di Kitzbühel – la pista simbolo della discesa libera – il 24enne bresciano firma un’impresa che resterà nella storia dello sci azzurro. Batte Marco Odermatt per 7 centesimi con una prova monumentale, completa, tecnicamente impeccabile, e si prende la gara regina del circuito.
Dopo il successo nel SuperG di Wengen, Franzoni centra la seconda vittoria in Coppa del Mondo in otto giorni, e lo fa sulle due piste più iconiche del calendario. È la consacrazione di un talento cristallino che sta riscrivendo, gara dopo gara, le gerarchie della velocità mondiale.
Ma ciò che rende questa impresa ancora più profonda è la sensibilità straordinaria di un giovane campione che non dimentica. Ad ogni gara, ad ogni discesa, Giovanni porta nel cuore il compagno di squadra scomparso tragicamente in Cile, il suo amico, il suo “fratello” dello sci.
Non lo fa con clamore, ma con un gesto silenzioso, autentico: gareggia anche per lui. E quel pensiero, quella dedica non detta ma costante, rende ogni sua vittoria ancora più grande.
È il lato più nobile dello sport: l’amicizia che sopravvive al tempo, la memoria che diventa forza, la fatica che si trasforma in omaggio.
Sul fronte azzurro, ottimo anche il risultato di squadra: Florian Schieder a lungo sul podio chiude al quarto posto; Paris settimo, Casse nono, Innerhofer diciassettesimo. Un’Italia solida, esperta, combattiva.
“Franzoni è semplicemente straordinario – dichiara Lara Magoni, vicecampionessa del mondo di slalom a Sestriere 1997 – ha talento, coraggio e quella freddezza che appartiene solo ai grandi. A 24 anni ha già compiuto due imprese storiche in otto giorni, su due piste leggendarie. L’Italia dello sci ha trovato un nuovo campione.”
Ex atleta della Nazionale per 16 anni, oggi europarlamentare, ma qui in veste di sportiva, Magoni aggiunge:
“Chi ha vissuto lo sport ad alto livello lo sa: non si smette mai di essere atleti. Il cuore batte ancora quando parte una discesa, davanti a un cancelletto, a un podio, a un gesto tecnico che sfiora la perfezione. Quelle emozioni restano. Le vittorie non invecchiano, si fanno parte di noi.”
“Arrivare nell’Olimpo dello sci – prosegue – significa aver forgiato se stessi giorno dopo giorno, con sogni, fatica, rinunce e passione. Ecco perché oggi, guardando Franzoni, ho provato una gioia difficile da raccontare. Rivedo quella fame di vittoria, quella grinta che ancora oggi metto in ogni cosa che faccio.”
Infine, un pensiero alla squadra: “Oltre al talento del singolo, c’è un gruppo esperto, determinato, che ha saputo trovare il passo giusto. Con una visione olimpica alle porte, sono certa che ci regaleranno ancora emozioni vere. In bocca al lupo a tutti: state riportando l’Italia dove merita di essere. In cima.”