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Oggi moriva l’ultimo re di Francia

Il 21 gennaio 1793 moriva sul patibolo il cittadino Luigi Capeto, il detronizzato Luigi XVI
| 21 Gennaio 2022 | ATTUALITÀ, CULTURA, IL FORMAT

Il 21 gennaio 1793, all’età di 38 anni, Luigi XVI viene ghigliottinato a Parigi.

La sentenza è arrivata il giorno prima, alla tre del mattino, con 387 voti favorevoli e 334 contrari. La decisione della Convenzione è inappellabile.

Poco dopo le otto di mattina del 21 gennaio di 229 anni fa, un cocchio esce dal carcere della Torre del Tempio.

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Dentro quella carrozza, vestito di bianco, con in mano il libro dei salmi, la pallida controfigura dell’ancien régime: il cittadino comune Luigi Capeto, il già monarca assoluto Luigi XVI, detronizzato da poco più di un anno.

Quel Luigi XVI che era stato lontano anni luce dal comprendere la portata di ciò che era accaduto durante il suo regno. Il giorno della presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, sul suo diario aveva scritto, “Oggi, nulla di nuovo”.

Il patibolo che lo aspetta è al centro di Piazza della Rivoluzione (oggi Place de la Concorde), nella quale i parigini sono assiepati, gli occhi fissi sulla ghigliottina, in religioso, riverente silenzio.

Chi è suddito, fa fatica a dimenticarlo.

L’invenzione della ghigliottina è attribuita al medico francese Joseph Ignace Guillotin, solerte promotore della vaccinazione contro il vaiolo. Curioso che un uomo che aveva tanto a cuore la salute dei francesi, fosse al contempo l’entusiasta sostenitore di uno strumento di morte.

Guillotin si fece infatti promotore, insieme ad altri, di un progetto di legge per favorire l’adozione della ghigliottina in quanto metodo di esecuzione capitale considerato poco cruento e doloriso.

Prima dell’adozione della ghigliottina, per i regicidi era previsto lo squartamento. Le.gambe e le braccia del condannato venivano legate a quattro cavalli, che venivano spronati iniziando a galoppare in direzioni diverse. La morte era atroce.

Il 3 dicembre 1792, durante il processo della Convenzione a Luigi XVI, Robespierre aveva pronunciato un  discorso che era già una condanna a morte. In quanto re, Luigi XVI secondo Robespierre era “condannato dalla natura: non si può regnare innocentemente, ogni re è un ribelle, un usurpatore”.

Con queste parole, l’Incorruttibile mise il sigillo definitivo su un processo politico che aveva portato sul banco degli imputati il monarca assoluto ma anche il potere e la storia francese.

Ironia della sorte, lo stesso Robespierre di lì a poco non si sarebbe salvato da quella ghigliottina sulla quale cosi pesantemente contribuì ad inviare Luigi XVI.

Poco prima di salire sul patibolo, l’ultimo re di Francia consegna ad un aiutante l’anello nuziale, l’orologio da taschino e una ciocca di capelli, destinati a suo figlio.

Le sue ultime parole prima che cadesse la lama di Charles Henri Samson – erede di una famiglia di giustizieri che dal 1600 spiccava le teste dei francesi – furono:

“Sono innocente di tutto ciò di cui vengo incolpato. Mi auguro che il mio sangue sia utile ai francesi e plachi la collera di Dio”.

La lama non taglia il collo, ma la testa del sovrano. Lo scempio è tremendo. E al riverente silenzio che aveva preceduto l’esecuzione non seguono grida di orrore, ma di giubilo.

È morto il re, viva la Repubblica.

 

 

 

TAG: #CharlesHenriSamson, #Convenzione, #ghigliottina, #JosephIgnaceGuillotin, #LuigiXVI, #PlacedelaConcorde, #PlaceDeLaRevolution, #Robespierre, #RuvoluzioneFrancese, Francia, Re
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