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Ancora tensione nel M5S sulla riforma Giustizia; Conte mediatore

| 25 Luglio 2021 | POLITICA

È ancora stallo sulle trattative riguardo alla riforma della giustizia. Ieri a creare tensioni erano state le parole, poi ritrattate, della ministra alle Politiche Giovanili Fabiana Dadone: prima aveva aperto all’ipotesi di dimissioni dei ministri del M5S dal governo Draghi se non ci saranno “miglioramenti”, più tardi ha sottolineato che “non è nel mio stile minacciare, ma è nel nostro stile dialogare e confrontarci. Conte e Draghi troveranno punti di incontro”. E in serata anche Giuseppe Conte, leader in pectore del Movimento 5 stelle, ha ribadito che si sta lavorando a una mediazione.

Ma le trattative sembrano in salita. Ieri l’ex premier ha trascorso tutto il pomeriggio nell’ufficio che ha a disposizione alla Camera, dove ha incontrato diversi parlamentari a lui vicini. Con loro si è confrontato proprio sulla riforma della giustizia per trovare una mediazione.

Sul tavolo di Conte, però, ci sarebbe ancora la proposta di modifica della riforma Cartabia già fatta pervenire agli sherpa di Palazzo Chigi e che il premier Mario Draghi – in un colloquio telefonico che viene descritto come assai teso – avrebbe giudicato non recepibile perché inciderebbe in maniera troppo ampia sull’impianto messo a punto dalla ministra, modificando l’intero meccanismo della prescrizione.

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Nei prossimi giorni si cercherà di capire quali margini ci siano per modificarla e fare passi avanti, dal momento che Draghi ha aperto solo ad aggiustamenti tecnici migliorativi e ha annunciato, con mossa che ha spiazzato il Movimento, la fiducia sul testo. La tensione, quindi resta alta. Anche perché, dopo le parole di Dadone, diversi deputati si sarebbero aspettati una presa di distanze di Conte dalla frase della ministra.

L’ex premier, che nelle ultime settimane ha sempre fatto trapelare la sua intenzione di non mettere a rischio il governo, a domanda diretta sul possibile strappo ha scelto di non rispondere e si è limitato a dire: “Stiamo lavorando”.

Sulla questione è intervenuto anche Luigi Di Maio. “Io tifo per la mediazione e credo che Giuseppe Conte riuscirà nell’intento di trovare una mediazione non al ribasso, ma che metta d’accordo” le parti in causa sulla riforma della giustizia, ha detto il ministro degli Esteri.

Il M5S, ha aggiunto, “sta tenendo un approccio di ragionevolezza, non stiamo avendo un approccio ideologico”. E ha sottolineato: “In questo momento non ci possiamo permettere, in questo Paese, di giocare con la stabilità di una nazione, l’Italia, che deve spendere 230 miliardi di Recovery Fund, ottenuti durante il governo Conte 2, e farlo con la massima responsabilità”.

Se il premier Mario Draghi ha aperto a miglioramenti tecnici, anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha dichiarato che la riforma è “perfettibile” ma va guardata “nel suo insieme”. Senza intesa sulle modifiche, comunque, la riforma è blindata e i Cinque stelle a quel punto dovranno decidere da che parte stare. Dentro o fuori la maggioranza. Le fibrillazioni tra i parlamentari pentastellati preoccupano i Dem.

I “governisti” del M5S accusano Conte di mettere a rischio anche l’alleanza con il Pd (e le amministrative): “Molti colleghi Pd non capiscono le minacce di Dadone di uscire dalla maggioranza e lasciarli soli al governo col centrodestra, anche perché si sono impegnati a mediare”, ha detto un deputato prima della precisazione della ministra. Dal Nazareno hanno ridimensionato il tutto a fibrillazione fisiologica: l’alleanza non si discute, dicono, l’intesa sulla giustizia si farà.

Per trovare una quadra sulla giustizia ci sono pochi giorni: l’Aula è fissata per il 30 luglio e la commissione inizierà a votare a inizio della prossima settimana. Solo un’intesa può portare il M5S a ritirare i centinaia di emendamenti presentati e velocizzare il via libera al testo. Ma le correzioni non possono smontare il testo, perché il centrodestra sarebbe pronto a insorgere.

TAG: Giuseppe Conte, M5S, riforma Giustizia
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