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Il Natale tra storia, tradizioni e leggende

| 21 Dicembre 2019 | CULTURA

Il Santo Natale è la festa cristiana che si celebra il 25 dicembre in tutto il mondo, anche dai “non cristiani”, per ricordare e rinnovare la nascita di Gesù Cristo. Ormai questa data è sinonimo di pace, famiglia, fratellanza, bene, candore in ogni luogo. Nessuna festa si attende con altrettanta gioia e malinconia come il Natale, che unisce e segna tra il rumore e i colori le mancanze.

Sembra che il Natale inizi a essere ricordato intorno al 4. secolo, e che prima di allora si festeggiasse il “Natalis Solis Invicti” durante l’Impero Romano, per la “rinascita del sole” con il solstizio d’inverno. “I Cristiani sostituirono i riti pagani con la festa della nascita di Gesù, figlio di Dio, portatore di pace e di salvezza per tutta l’umanità”.

La data certa della nascita di Gesù è sconosciuta, s’ipotizza addirittura che il periodo potrebbe coincidere con la primavera (aprile), anche perché gli avvenimenti della vita di Gesù, vengono riportati molti anni dopo la sua morte, attraverso i Vangeli secondo Luca e Matteo. Il Natale a Roma viene festeggiato per la prima volta nel 336. Nel tempo alla Natività seguono tradizioni e leggende, che rendono la Rivelazione Divina, la più bella festa dell’anno, attesa da tutti e simbolo di rinascita e speranza, attraverso il Presepe, l’Albero, Babbo Natale e la Befana.

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Infatti, il Presepe, dal latino “praesepium”, mangiatoia, diffuso particolarmente nella tradizione italiana, è la rappresentazione della Natività e “la più antica … della Vergine con Gesù Bambino è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma”. Da ricordare anche l’antico presepe del 1289, sempre a Roma, formato da singole statue in “Santa Maria Maggiore di Arnolfo di Cambio”. Invece, la prima rievocazione con “figure intagliate” e animali reali, risale a San Francesco d’Assisi nel 1223 a Greccio, proposto dal Santo, come descritto nella Bibbia. Nel Settecento si consolidano le tradizioni a Napoli, Genova, Bologna, Umbria, Marche con i presepi scolpiti anche nelle Chiese. E tra Ottocento e Novecento anche dalla nobiltà, borghesia e nella cultura popolare, diffondendosi in tutto il mondo. Famosa a Napoli “la via dei presepi di San Gregorio Armeno”, e quelli di Manarola, Matera e Greccio. Infine, tra i più grandi presepi, quello a Città del Messico nello stadio Azteca.


Invece, la figura di Babbo Natale, famoso anche con il nome di Santa Claus, è legato a San Nicola, vescovo cristiano del 4. secolo di Myra, dove i baresi con una spedizione nel 1087, portano via le sue reliquie come parte del bottino, diventando poi San Nicola di Bari. La leggenda racconta, che il Santo provveda di nascosto alla dote di tre sorelle per farle sposare, buttando dal camino tre sacchi d’oro. E successivamente salva tre fanciulli. Da allora il sei dicembre, giorno del Santo, per ricordare questo evento si diffonde l’uso degli scambi di doni nei Paesi Bassi, Germania, Austria e Italia.

Invece, il personaggio come lo conosciamo oggi con la barba bianca, le renne e il sacco pieno di doni, nasce in America da una poesia di Clement C. Moore “La notte prima di Natale” del 1823, e dal vignettista Thomas Nast nel 1863. Inoltre, nel 1931 Babbo Natale con la pancia, la barba bianca e il vestito rosso viene usato per la pubblicità della Coca-Cola, con gli stessi colori. In questo modo, diventa familiare nell’immaginario comune anche in Europa, Italia, e secondo alcune tradizioni risiede in Alaska, Lapponia, Canada associato alla tradizione natalizia.

Anche la Befana nella leggenda è dispensatrice di doni. Sembra che la vecchietta, la notte della nascita di Gesù, si rifiuti di andare con i pastori per fargli visita. E la mattina dopo, quando si avvia verso la stalla con un cesto di doni, trovandola vuota, inizi a girare tutto il mondo alla ricerca di quel bambino e lasciando regali a quelli buoni.

L’Albero di Natale invece, l’Abete, viene considerato l’albero della vita, magico, presente anche nel giardino dell’Eden. Legato anche alle festività celtiche e in Europa in ricorrenza del solstizio d’inverno, assume vari significati con gli addobbi e le luci. Sembra giungere dai Paesi nordici, i riti pagani e poi anche “per ricordare come il Cristo sia giunto a illuminare il mondo con la Sua Luce”. Gli addobbi sono ‘la luce della vita’. Infatti, l’albero che resta sempre verde, è un simbolo vivo ed eterno della Croce di Cristo.

Il primo albero appare “in Estonia, nel 1441: a Tallinn, nella piazza principale”, nel 16. sec. in Germania, e intorno al 17. sec. in Renania nelle case private. In Europa, la nobiltà favorisce la sua diffusione a Vienna nel 1816, e in Francia nel 1840. Mentre in Italia è la Regina Margherita che si occupa del primo addobbo al Quirinale, verso la metà dell’Ottocento. Anche in Svizzera, Germania e in Inghilterra con la Regina Vittoria, grazie al consorte il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Goth diventa una tradizione nelle famiglie inglesi. Inizialmente decorati con carta, caramelle, frutta secca, nastri, dolci, candele. Si aggiungono poi le prime luci elettriche di Edward H. Johnson, nel 1885 e le palline. L’uso delle palle sembra risalire anche alla nascita di Gesù da un giocoliere, che non avendo nulla da donare improvvisa un gioco divertendo il Salvatore. E da allora si usano le Palle colorate, per ricordare le sue risate.

Tra gli alberi più grandi del mondo quello di Gubbio e altri spettacolari come a Ferrara, Milano, Genova, Siracusa e Spelacchio a Roma. Altri simboli associati al Natale sono i canti natalizi “A Gesù Bambino” (Tu scendi dalle stelle), Jingle Bells, Bianco Natale, Merry Christmas. L’agrifoglio, il muschio, la Stella di Natale, le luci. I cibi in Italia come il Panettone, il Pandoro, lo zampone, il cotechino, le lasagne, i cappelletti, l’abbacchio, il baccalà. Tra le curiosità, il giorno di Natale (1885), viene donata dai francesi in segno di amicizia la Statua della Libertà all’America. I colori del Natale simboleggiano il rosso il sangue di Cristo, il verde la vita e l’oro la prosperità. Giotto è il primo a disegnare la Stella Cometa e sono i tedeschi i primi a ornare l’albero di Natale. Infine, il Panettone viene chiamato in questo modo per un errore culinario dell’aiuto cuoco degli Sforza, che definiscono il pasticcio “Pan di Toni”.

E tra le tante parole dedicate a questo evento, che il benessere ha impoverito, troppo commercializzato e meno sentito, quelle di Charles Bukowski sono in perfetta sintonia con la tendenza attuale: “È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”. Anche il Natale è imperfetto, arrangiato, come Spelacchio meno verde e incerto. Simile all’umanità, che prova a guardare il cielo, a seguire la Cometa, il bene, a credere nella magia del Bambino Gesù, che mantenga accarezzando il cuore ferito ben saldo, “i piedi ben piantati per terra, con le braccia sempre tese verso l’alto”.

TAG: Leggende, Natale, tradizioni
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