Commissione banche, la battaglia per Paragone si combatte anche sui social

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Tre giorni dopo la promulgazione della legge che istituisce la commissione d’inchiesta sulle banche, è virale sui social una richiesta precisa: Gianluigi Paragone alla presidenza.

Paragone, candidato dei pentastellati, se la dovrà vedere con Roberto Calderoli, 63 anni, medico con specializzazione in chirurgia maxillo-facciale, già ministro per la Semplificazione Normativa, esponente di spicco della Lega.

Cosa accomuna Paragone e Calderoli? Sono entrambi Senatori. Le analogie finiscono qui. E meno male.

Ricordiamo che Calderoli, fu tra i firmatari della legge n. 270 del 21 dicembre 2005, comunemente nota come legge Calderoli o Porcellum: una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate che ha disciplinato l’elezione della Camera e del Senato nek 2006, 2008 e 2013,  e che con sentenza n. 1/2014 è stata giudicata incostituzionale. A questo capolavoro è seguito un altro monumento alla democrazia, il Rosatellum,  concepito ad hoc per evitare che al governo andasse da solo il partito che gli elettori avevano premiato su tutti il 4 marzo 2018.

In qualità di ministro della Semplificazione Normativa,  il 19 gennaio 2011,  adducendo imprecisati impegni istituzionali, Calderoli è andato con un volo di Stato Roma-Cuneo a trovare il figlio della compagna, ricoverato in ospedale. Indagato con l’accusa di truffa aggravata dai pm capitolini, la Giunta per le autorizzazioni del Senato ha negato l’autorizzazione a procedere.

E non è ancora finita la lista delle edificanti gesta dell’esuberante leghista. A gennaio di quest’anno Calderoli è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi dal tribunale di Bergamo, che ha riconosciuto l’aggravante razziale per aver dato dell’orango all’ex ministro del governo Enrico Letta, Cecile Kyenge, nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord di Treviglio.

Edificanti le parole usate per difendersi: “Non ricordo parola per parola quanto ho detto, ma il mio intento – aveva dichiarato Calderoli lo scorso luglio in udienza – era la critica politica al governo Letta, anche per un certo divertimento delle persone presenti, con toni leggeri. Dalle trascrizioni vedo che non ho mai usato la parola ‘orango’, bensì ‘oranghi’, riferendomi a tutto il governo”.

E ora veniamo a Gianluigi Paragone. Trentotto anni, giornalista, ex direttore della Padania e conduttore Rai, si definisce un “eretico nel Palazzo”, con l’illusione che certe ingiustizie si possano ancora raddrizzare.  In “Gang Bank” ha denunciato i perversi intrecci tra politica e finanza che svuotano la democrazia e il nostro portafoglio.

Non che ci fosse bisogno di convincerci:  sapevamo da tempo che l’Italia è una Repubblica basata sull’indebitamento, pubblico e privato. E che chi detiene il debito, comanda.

Sono gli incappucciati della finanza che governano anche la politica con regole assurde come il pareggio in bilancio: “Siamo portatori di un peccato originale” tuona Paragone, “il temibile debito pubblico, che deve essere coperto con il risparmio privato, e subito! Anche al di fuori delle umane possibilità, anche se questo comporta la distruzione di un paese, della sua economia e la svendita dei suoi beni”.

I riflettori di Paragone sono puntati sulla difesa dei risparmiatori, non degli interessi delle banche. E quindi Paragone fa paura. Di qui i “caveat” del Presidente Mattarella nella lettera di accompagnamento alla legge.

L’ambito dei compiti attribuiti alla Commissione – a differenza di quella istituita nella precedente Legislatura – non riguarda l’accertamento di vicende e comportamenti che hanno provocato crisi di istituti bancari o la verifica delle iniziative assunte per farvi fronte, ma concerne – insieme al sistema bancario e finanziario nella sua interezza – tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività.

Non sia mai Paragone dovesse scoperchiare il vaso di Pandora.