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Consigli non richiesti a Matteo Salvini

| 7 Aprile 2018 | ATTUALITÀ, CRONACA, POLITICA

Diamo un consiglio non richiesto a Matteo Salvini che, vista la scaltrezza tattica con cui si è mosso fino a questo momento, peraltro non ne ha bisogno.

Chi, come Di Maio, propone “un contratto di governo” che “si può sottoscrivere” indifferentemente “o con la Lega o con il Pd” come se fossero la stessa cosa, evidentemente fa solo tattica. È un giocatore di poker che bluffa, ma a carte scoperte (anche grazie a una buona fetta del proprio elettorato tetragona a qualsiasi analisi critica delle evoluzioni – o delle involuzioni – del Movimento).

Certo, potrebbe essere allettante “vedere” il bluff, come propone stamattina Clemente Mastella su un noto giornale economico (“fare entrambi un passo indietro per convergere su una figura terza… che abbia abbastanza carisma e la stima di tutti”). Ma non è difficile immaginare l’esito della partita: spaccatura della coalizione di centrodestra, inizio di trattative con la sola Lega con finalità di logoramento, creazione di un incidente di percorso propedeutico alla rottura dei negoziati, governo “forzato” con il Pd per motivi di responsabilità.

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D’altronde, come si sa, i matrimoni di interesse sono in fondo quelli che normalmente funzionano meglio e durano più a lungo: il Movimento ha bisogno del Pd per avere i numeri in Parlamento, il Pd ha bisogno della copertura del Movimento per terminare la devastazione dei diritti sociali in Italia. Le bandiere ideologiche dell’onestà, del taglio degli stipendi dei parlamentari, del Presidente della Camera che va a lavoro in autobus sono tutte propedeutiche alla richiesta di sacrifici ulteriori al popolo italiano. “Se noi ci siamo tagliati parte del superfluo, voi potete ben rinunciare al necessario!“.

Il tutto, nel quadro di un rafforzamento dell’attuale sistema di potere, spacciato – con grandissima abilità falsificatoria, amplificata dalla subalternità quando non addirittura dalla compiacenza dei media – da sovvertimento dello stesso. “Con noi al governo l’Italia resterà alleata dell’Occidente nella NATO, nell’UE e nell’euro” è la pietra tombale di qualsiasi programma anti-establishment.

A Salvini conviene dunque cementare l’alleanza di centrodestra respingendo al mittente qualsiasi proposta di segno diverso da parte di Di Maio. Certo, Silvio Berlusconi e Gianni Letta non sono meno europeisti o meno rappresentanti del decrepito establishment che da decenni domina questo disgraziato Paese di Di Maio o Casaleggio, ma hanno 163 anni in due e più della politica potrà, sicuramente, la biologia.

Tra cinque anni, è presumibile uno scontro fra un Pd a 5 stelle ed un centrodestra a trazione leghista (se non addirittura di una specie di nuovo Pdl egemonizzato da Salvini). Il centrodestra vincerà. Ma si troverà a governare un’Italia in ginocchio.

TAG: berlusconi, Di Maio, governo, Letta, Salvini
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