“Questa risoluzione è un tentativo non necessario e pericoloso di indebolire la mia autorità costituzionale, che mette a rischio le vite dei cittadini americani e dei coraggiosi uomini delle forze armate, sia oggi che in futuro”.

Con queste parole il presidente americano Donald Trump ha liquidato la risoluzione bipartisan del Congresso che chiedeva al presidente di mettere fine al supporto all’Arabia Saudita nell’ambito della guerra civile yemenita in cui Riad è pesantemente coinvolta.

La guerra dello Yemen, che con l’immediato intervento della coalizione a guida saudita nel marzo 2015 ha smesso di essere una guerra solo civile, ha prodotto la più grave crisi umanitaria dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. È questo il risultato più tangibile di questi primi quattro anni di guerra.

Lo Yemen, che già prima della guerra era il paese più povero del Medio Oriente, è devastato da una crisi umanitaria che coinvolge la larga maggioranza della popolazione civile. Milioni di persone rischiano di morire di fame mentre il flusso di aiuti umanitari è bloccato dallo svolgimento delle operazioni belliche.

Le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative hanno lanciato innumerevoli appelli, documentando una crisi umanitaria che è in tutto e per tutto conseguenza della guerra, quindi dell’azione dell’uomo.

In questa guerra l’Arabia Saudita si è resa protagonista di numerosi bombardamenti indiscriminati che hanno ucciso migliaia di civili inermi. 

Uno dei casi più eclatanti è avvenuto lo scorso agosto, quando un bombardamento aereo colpì in pieno uno scuolabus, uccidendo 51 persone di cui 40 bambini. Successivamente si scoprì che la bomba era di produzione americana.

Ancora: nell’aprile dello scorso anno un bombardamento della coalizione saudita centrò in pieno una festa di matrimonio nel nord dello Yemen, uccidendo più di venti persone. La lista di bombardamenti indiscriminati che hanno fatto vittime tra i civili, segnale di una qualche difficoltà nell’individuazione dei bersagli, sarebbe molto lunga.

Ciononostante, sono pochi i paesi che hanno smesso di vendere armi all’Arabia Saudita e agli altri paesi arabi coinvolti direttamente nel conflitto. Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia sono alcuni dei paesi che continuano a vendere armi ai sauditi.

In realtà, in seguito ai bombardamenti indiscriminati, gli americani hanno già ridotto il loro appoggio all’Arabia Saudita.

Lo scorso autunno gli Stati Uniti hanno smesso di rifornire in volo gli aerei dell’aviazione saudita impegnati nei bombardamenti dello Yemen.

Tuttavia, Washington continua a fornire supporto logistico e d’intelligence a Riad, oltre a continuare la vendita di armi ed equipaggiamenti militari.

Le reazioni al veto del presidente americano non si sono fatte attendere. “Sono deluso, non sorpreso, che Trump abbia respinto la risoluzione bipartisan per mettere fine al coinvolgimento americano nell’orribile guerra dello Yemen. La popolazione yemenita ha un disperato bisogno di aiuti umanitari, non di altre bombe” ha commentato il senatore democratico Bernie Sanders, tra i maggiori sostenitori della risoluzione.

Il deputato della California Ro Khanna aggiunge: “per un presidente eletto con la promessa di mettere fine alle nostre guerre infinite, questo veto rappresenta una dolorosa opportunità mancata”.

David Miliband, presidente e amministratore delegato dell’International Rescue Committee (Irc) ha giudicato duramente la decisione del presidente americano: “il veto del presidente Donald Trump è moralmente sbagliato e strategicamente avventato”.

Miliband ricorda che lo Yemen è giunto a un “punto di rottura”  con “10 milioni di persone sull’orlo della carestia”.

Per Donald Trump l’alleanza strategica con l’Arabia Saudita viene prima della popolazione yemenita.

È un chiaro esempio di realismo politico e ciò non dovrebbe sorprendere, se non fosse che la popolazione yemenita sta soffrendo una crisi umanitaria che non ha precedenti nella storia degli ultimi decenni.

Insomma, quella dello Yemen è una situazione unica nella sua tragicità e perciò come tale andrebbe affrontata, andando al di là dell’ordinaria amministrazione di tutela delle alleanze.

La decisione del presidente americano legittima e rafforza il coinvolgimento militare della coalizione a guida saudita nella guerra civile yemenita. 

Contemporaneamente rafforza la relazione tra Washington e Riad, fatta di armi, petrolio e reciproca ostilità nei confronti dell’Iran. Legittimando il ruolo dei sauditi nella guerra dello Yemen, gli Stati Uniti contribuiscono a ridurre le speranze di una risoluzione politica del conflitto.

Buondì Se fosse mancato l’appoggio americano forse i sauditi avrebbero iniziato a valutare se proseguire o meno un intervento militare che finora si è rilevato costosissimo e sconclusionato.

Di certo adesso l’Arabia Saudita non ha alcuna ragione politica per ritirarsi dallo Yemen, anzi la conferma del sostegno americano da parte di Trump è un incentivo in più a continuare lo sforzo bellico.

Il presidente americano aveva la possibilità di mettere un freno all’intervento saudita nello Yemen. Intervento che finora ha prodotto solo la morte violenta di migliaia di civili contribuendo ad aggravare la peggiore crisi umanitaria al mondo.

Da uomo d’affari quale è, Trump ha pensato unicamente a tutelare il rapporto di alleanza con Riad, lavandosi le mani di una situazione bellica fuori controllo degenerata in una catastrofe umanitaria.