Durante il fine settimana è accaduto qualcosa di particolarmente notevole nello Yemen, paese straziato da oltre quattro anni da una terribile guerra che, pur avendo generato la più grave crisi umanitaria al mondo, continua ad essere totalmente ignorata dai mezzi d’informazione italiani.

Dopo alcuni giorni di combattimento, sabato 10 agosto i miliziani fedeli al Consiglio meridionale di transizione hanno conquistato Aden, importante città portuale situata nel sud del paese. Aden ospitava la sede del governo yemenita alleato dell’Arabia Saudita e riconosciuto dalle Nazioni Unite da quando i miliziani di Ansar Allah, meglio noti come Houthi, presero il controllo della capitale Sana’a nel settembre 2014 .

Quando gli Houthi attaccarono Sana’a il presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi fuggì ad Aden dove stabilì la sede del suo governo. Nel momento in cui gli Houthi lanciarono un’offensiva per conquistare il resto del paese Hadi lasciò Aden e scappò a Riad dove ottenne la protezione dell’Arabia Saudita. Era il marzo 2015 e a partire da quel momento l’Arabia Saudita intervenne nella guerra civile yemenita guidando una coalizione di paesi sunniti arabi ed africani contro gli Houthi. Ancora oggi Hadi – riconosciuto come presidente legittimo dalle Nazioni Unite – si trova in Arabia Saudita.

Il Consiglio meridionale di transizione è una delle tante fazioni della guerra civile yemenita. Si tratta di un’organizzazione secessionista il cui obiettivo è quello di creare uno Stato indipendente nel sud dello Yemen. Fino a pochi giorni fa i separatisti che sostengono il Consiglio – appoggiati dagli Emirati Arabi Uniti, i principali alleati dell’Arabia Saudita – erano alleati con i miliziani fedeli al governo del presidente Hadi. Il loro nemico comune sono gli Houthi, i miliziani sciiti di dottrina zaidita che controllano la capitale Sana’a e il nord-ovest del paese e che sono appoggiati dall’Iran.

Il Consiglio meridionale punta a fare di Aden la sua capitale e ne ha preso possesso con le armi destabilizzando l’alleanza tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Sabato 10 agosto i separatisti hanno affrontato i miliziani pro-Hadi in una battaglia che avrebbe causato 40 morti e 260 feriti. Dopo aver preso il controllo del palazzo presidenziale e della città, i separatisti sono stati attaccati dall’aviazione saudita. Gli aerei di Riad hanno colpito le postazioni dei separatisti anche domenica ma questi non si sono ritirati. I separatisti controllano ancora Aden.

Gli eventi del fine settimana rappresentano un duro colpo per la coalizione sunnita che da oltre quattro anni è impegnata nello Yemen. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono gli attori principali di questa alleanza. Funzionari del governo di Hadi hanno accusato gli Emirati Arabi di appoggiare il “colpo di Stato” dei separatisti meridionali.

Dal canto suo Aidarus al-Zubaidi, presidente del Consiglio meridionale di transizione, ha dichiarato che i separatisti appoggiano ancora la coalizione in funzione anti-Houthi e sono pronti a dialogare con l’Arabia Saudita.

Ieri i vertici di Riad ed Abu Dhabi si sono incontrati in Arabia Saudita per discutere della situazione e fare in modo che gli scontri del fine settimana non pregiudichino la tenuta dell’alleanza.

Secondo l’emittente televisiva pubblica Saudi TV, ieri il re saudita Salman bin Abdelaziz e suo figlio Mohammad bin Salman, erede al trono e ministro della difesa, hanno incontrato alla Mecca Mohammed bin Zayed al Nahyan, erede al trono emiratino. Sempre alla Mecca, domenica re Salman e suo figlio hanno incontrato il presidente yemenita Hadi.

Gli eventi dello scorso fine settimana rappresentano l’inizio della fine dell’alleanza tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti? È ancora presto per dirlo. Di sicuro si può affermare che quanto accaduto tra sabato e domenica dimostra plasticamente che, pur essendo uniti nella lotta contro gli Houthi, Riad ed Abu Dhabi appoggiano fazioni diverse.

In realtà, l’approccio saudita alla guerra dello Yemen è radicalmente diverso da quello emiratino. Per ovvie ragioni. L’Arabia Saudita sta combattendo nello Yemen per tutelare la propria sicurezza nazionale. L’Arabia Saudita condivide un lungo confine con lo Yemen e parte delle regioni confinanti sono controllate dagli Houthi. Questi ultimi in passato hanno lanciato numerosi missili in territorio saudita riuscendo addirittura a colpire la capitale Riad. Inoltre, i sauditi vedono negli Houthi una quinta colonna iraniana. Confinare con un paese controllato da un partito-milizia appoggiato dall’Iran rappresenta un’inaccettabile minaccia alla sicurezza nazionale. Per questo Riad è intervenuta massicciamente nella guerra yemenita.

Gli Emirati Arabi Uniti non confinano con lo Yemen e non sono intervenuti nella guerra civile per tutelare la propria sicurezza nazionale siccome i missili degli Houthi non possono colpire il suolo emiratino. Certamente gli emiratini, come i sauditi, vedono nell’influenza iraniana una minaccia e sono intenzionati a tenere Teheran fuori dall’Arabia. Tuttavia, Abu Dhabi è nello Yemen anche per estendere la sua sfera d’influenza attraverso la presenza militare e il sostegno a gruppi armati come i separatisti meridionali.

La rottura dell’alleanza non è nell’interesse degli emiratini né dei sauditi poiché un tale sviluppo avvantaggerebbe unicamente gli Houthi.

Gli eventi del fine settimana accaduti ad Aden e dintorni ci ricordano anche la complessità della guerra dello Yemen. Una guerra che vede coinvolti innumerevoli attori sia all’interno sia all’esterno del paese. In merito alla complessità di questa guerra vale la pena parafrasare quanto è stato scritto in un rapporto pubblicato lo scorso aprile dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp).

La guerra dello Yemen è stata descritta in numerosi modi. Una guerra per procura tra Iran ed Arabia Saudita, un conflitto religioso tra sunniti e sciiti, uno scontro bilaterale tra i ribelli Houthi e il governo del presidente Hadi. Ma la realtà è molto più complessa. Attualmente lo Yemen assomiglia più a una regione in cui mini-Stati si combattono tra di loro  che a un singolo Stato coinvolto in una guerra tra due fazioni distinte.

Insomma, non solo Houthi contro miliziani pro-Hadi, i primi sostenuti dall’Iran e i secondi appoggiati dall’Arabia Saudita, ma anche separatisti meridionali finanziati dagli Emirati Arabi Uniti, Al- Qaeda e mercenari provenienti dall’estero. Il risultato di questa complessità è che nonostante quattro anni e mezzo di violenza inaudita la fine della guerra ancora non si vede.