I negoziati per trovare una soluzione pacifica alla terribile guerra civile yemenita si sono conclusi giovedì scorso dopo una settimana di intense trattative. Le delegazioni che hanno preso parte ai negoziati, ovvero quella del gruppo sciita zaidita Ansar Allah (gli Houthi) e quella del governo dell’ex presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale e spodestato con un colpo di Stato dagli Houthi nel 2014, hanno raggiunto un’importante intesa per quanto riguarda un cessate il fuoco nella città portuale di                  Al-Hudaydah (traslitterato anche Hodeidah). L’Arabia Saudita, che è a capo di una coalizione di paesi che supportano l’ex presidente Hadi ed è intervenuta militarmente in modo massiccio con numerosi bombardamenti aerei, non era tra i partecipanti alle trattative.

È questo il risultato più significativo dei negoziati che si sono tenuti in Svezia, resi possibili dalla mediazione delle Nazioni Unite per mezzo del loro inviato speciale per lo Yemen, Martin Griffiths. Quello che si è concluso giovedì è il primo round di negoziati dal 2016. Un tentativo di stabilire un dialogo pacifico fallì miseramente lo scorso settembre prima ancora che i negoziati potessero cominciare, poiché la delegazione degli Houthi non si presentò.

Sebbene limitata a una sola città del paese, la tregua concordata è un passo in avanti molto positivo che alimenta le speranze per il raggiungimento di ulteriori intese che possano porre termine alla lunga guerra civile che sta condannando milioni di persone alla fame. Ma Al-Hudaydah non è una città qualunque. Non solo si tratta di uno dei centri abitati più grandi del paese, attraverso il suo porto infatti passa la maggior parte degli aiuti umanitari destinati ad alleviare le atroci sofferenze di una popolazione intera che si sta facendo carico di tutte le peggiori conseguenze di questa guerra dimenticata. Il problema è che Al-Hudaydah, attualmente in mano agli Houthi, è l’ambìto trofeo della contesa militare tra le fazioni belligeranti. Da giugno, a fasi alterne, si combatte una battaglia per il controllo della città. Le milizie lealiste hanno tentato più volte di fare breccia e impossessarsene. Nelle settimane precedenti l’inizio dei negoziati l’intensità dei combattimenti era aumentata destando preoccupazioni per la sorte delle infrastrutture portuali. Se fosse stato eccessivamente danneggiato dagli scontri e dai bombardamenti, il porto non sarebbe stato più utilizzabile per consegnare gli aiuti umanitari di cui milioni di civili yemeniti hanno disperato bisogno. Anche per questo si è deciso di intavolare un negoziato tra le fazioni coinvolte nel conflitto.

Il raggiungimento di un cessate il fuoco è stato salutato positivamente da più parti. “L’accordo di oggi (giovedì, nda) a Stoccolma tra il governo yemenita e gli Houthi è un importante passo in avanti verso la fine della guerra dello Yemen che sta causando la più grave crisi umanitaria del mondo” ha dichiarato il ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt. “Oggi milioni di bambini yemeniti hanno visto i loro sogni di pace avvicinarsi alla realtà con la chiusura di promettenti negoziati tra le parti belligeranti e l’accordo per un cessate il fuoco nella città portuale di Al-Hudaydah” ha commentato la direttrice generale dell’Unicef Henrietta Fore, la quale ha colto l’occasione per ricordare che “nel frattempo, 11 milioni di bambini in tutto lo Yemen hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, di cui quasi 400 mila soffrono della più severa forma di malnutrizione acuta e sono a rischio di morte imminente”. La guerra civile sta avendo conseguenze terribili sui bambini, i quali sono i più esposti alla fame e alla malnutrizione. Secondo Save the Children ne sono morti 85 mila dall’inizio del conflitto.

Tuttavia, le speranze per il mantenimento dell’accordo sembravano essere naufragate già a poche ore dalla stipula. Negli ultimi giorni infatti ci sono state schermaglie e scontri a fuoco nella periferia di Al-Hudaydah tra le milizie Houthi e i lealisti. Si è temuto che gli sforzi di una lunga settimana di negoziati fossero stati vanificati, ma ieri è arrivata la precisazione da parte delle fazioni belligeranti. La tregua inizierà a partire da domani 18 dicembre. Yahya Sarea, membro delle milizie di Ansar Allah, ha affermato che il cessate il fuoco entrerà in vigore a partire da domani, così come è stato accordato con i lealisti. “Speriamo che mantengano la parola, altrimenti saremo pronti a rispondere” ha aggiunto Sarea. Secondo l’accordo, tutte le forze militari dovranno abbandonare la città entro 21 giorni dall’entrata in vigore della tregua. Il ritiro delle truppe verrà supervisionato da osservatori internazionali. Un Comitato di Coordinamento del Dispiegamento, presieduto da funzionari delle Nazioni Unite e di cui faranno parte membri di ambo gli schieramenti, supervisionerà l’esecuzione di quanto accordato in Svezia.

La tregua di Al-Hudaydah è un primo passo in avanti verso la risoluzione pacifica della guerra civile yemenita. Il percorso sarà molto lungo e pieno di ostacoli, ma da qualche parte bisognava pur iniziare. Le tregue sono sempre molto fragili e i più pessimisti potrebbero dire che sono fatte per essere infrante. Nel caso dello Yemen però è della più vitale importanza che la tregua di Al-Hudaydah regga. Qui è in gioco il destino di milioni di civili inermi, di cui una buona parte bambini.