Mancano poche settimane all’avvio del 53° Vinitaly,

il salone internazionale dei vini e dei distillati di Verona che quest’anno si tiene dal 7 al 10 aprile. Appuntamento importantissimo per chi il vino lo produce e per chi lo ama, rappresenta però anche il momento in cui tutto il comparto si ferma e si guarda negli occhi. Come sta andando il settore ce lo dicono le statistiche: bene, in generale, ma non così bene come si sperava.

Il 2018 si è chiuso con esportazioni in crescita del 3,5%, inferiori alle aspettative, per un valore di 6204 milioni di euro. Va detto però che anche i volumi di produzione sono calati, attestandosi su 19,9 milioni di ettolitri, cioè l’8% in meno rispetto all’anno precedente. Una piccola parte di questo mercato, tuttavia, sta sperimentando crescite costanti a doppia cifra, anche se per volumi di vendita rappresenta ancora una goccia nell’oceano del vino mondiale: sono le enoteche online, che all’estero vanno fortissimo e che da noi, per quanto ci siano segnali positivi, ancora stentano a decollare come potrebbero, sia per carenze infrastrutturali ma anche per resistenze culturali. Secondo L’OVSE, a fronte del 20-22% di bottiglie vendute online sul totale che si registra mediamente in Europa, l’Italia segna un modestissimo 5,7%. Per una certa diffidenza da parte del consumatore ad acquistare ciò che non ha potuto toccare, ma soprattutto per la mancanza di investimenti seri da parte delle stesse aziende, che per potersi posizionare online devono imparare a parlare il linguaggio adatto. Chi l’ha fatto i risultati li ha visti.

Il fenomeno del win(e)-commerce

Pur non numerosissime, quasi tutte le nostre enoteche online stanno vivendo momenti felici, altri addirittura felicissimi, come nel caso di Tannico, che quest’anno festeggia i 6 anni di attività e soprattutto una crescita del 40%1 milione di bottiglie consegnate in tutto il mondo nel solo 2018. Numeri importanti, che abbiamo chiesto di commentare direttamente al founder e CEO Marco Magnocavallo.

Marco Magnacavallo Tannico enoteca online“Se devo fare un bilancio rispetto a quando abbiamo iniziato,  – ci ha spiegato – direi che il volano è stato il servizio clienti, che abbiamo curato sempre di piu, a cominciare dai tempi di spedizione, a Milano – dove è la sede, ndr – se ordini la bottiglia entro le 14:00 ti arriva per la sera, e naturalmente tutti i servizi post vendita. Poi ha funzionato molto anche la proposta di bottiglie in esclusiva, come lo champagne dalla Francia, con attenzione particolare alle piccole cantine sotto le 80-100mila bottiglie di grande qualità, con belle storie da raccontare e prezzi ragionevoli che attirano il cliente”. Da quest’anno, inoltre, Tannico esplora anche il segmento b2b, proponendosi come interlocutore tra aziende e pubblico finale, nella speranza di supplire con l’expertise accumulato in questi sei anni proprio alla mancanza di una vera conoscenza del mercato online da parte delle aziende. “Per ora è ancora una fase di avviamento, ma anche se incide in maniera marginale sul bilancio è sicuramente qualcosa che crescerà. I vignaioli nonostante qualche perplessità iniziale stanno rendendosi conto che non ci si improvvisa sul web”. Certamente la comodità gioca un ruolo fondamentale nella decisione di affidarsi a un’enoteca online, rinunciando all’esperienza visivo-tattile-olfattiva che regala una bottiglieria “sul consumatore finale stiamo lavorando da sempre, soprattutto per quelle 8-10 bottiglie che sono la media degli ordini che significano peso e ingombro da portarsi a casa. Anche l’assortimento fa la differenza, oggi con il poco tempo che si ha a disposizione trovare tutto online è una risorsa. Una cosa che sta avendo molto successo è il servizio di sommelleria gratuita via whatsapp, attraverso cui clienti o anche potenziali clienti possono chiedere consigli a sommelier professionali su questioni relative al vino”. Sono i servizi a fare la differenza quindi, per una clientela equamente divisa tra uomini e donne, di ceto medio alto, con una prevalenza di residenti nelle zone remote della Penisola dove la distribuzione classica arriva con maggiori difficoltà. Non sono i prezzi, quindi, anche se per politica Tannico non tratta vini a meno di 8 euro a bottiglia, proprio per ritagliarsi una fascia di mercato al di fuori della GDO.

Italia vs resto del mondo

In Italia siamo partiti in ritardo rispetto sia all’ecommerce in generale, e il vino non fa eccesione: “in alcuni paesi del mondo, come il Brasile, il vino non si vendeva tradizionalmente nel retail fisico, quindi quando è partito il fenomeno della vendita online è decollato rapidamente. L’Uk, la Francia e l’Europa del Nord hanno inziato prima. noi stiamo andando benino, ma facciamo fatica ad esportare con i tassi di cambio che variano molto, e alcune procedure di esportazione molto complesse, come in Inghilterra.” Tuttavia l’enoteca online è un fenomeno di ritorno dell’industria del turismo, e viene presa d’assalto da chi ha trascorso le vacanze in Italia e vuole bere quel particolare vino anche a casa, quasi un souvenir da bere ” è interessante notare che al contrario di quello che si pensa, non sono le grandi etichette le piu richieste. A volte ci chiedono denominazioni piccole, quasi sconosciute aniche qui, che però sono il ricordo vivido di un’esperienza estiva, di un soggiorno. Il vermentino ligure per esempio, va fortissimo, i passiti siciliani, i rosati pugliesi”. Agli italiani invece continuano a piacere le bolle, soprattutto il metodo classico: “oltre i 12, 13 euro il prosecco non ha molto senso, tanto vale spendere qualche euro un piu’ e scegliere un Trento Doc. Funziona molto bene anche il vino dell’Etna e il vino naturale cui abbiamo dedicato un’intera sezione, nonché il vino degli artigiani. E poi ovviamente i grandi come Bolgheri, soprattutto le grandi annate di Sassicaia che si vendono sempre molto bene, l’Alto Adige sta andando forte soprattutto su bianchi che non siano per forza traminer, e i nebbioli. E poi i rosati, ma perché sta cambiando il modo di farli, e oggi sono sempre piu ‘provenzali’, rosa chiaro, freschi, fioriti e leggeri”.

Restano esclusi, paradossalmente, dalla scena della promozione del vino proprio coloro che dalla promozione di particolari zone traggono ragion d’essere, cioè i consorzi Illustri sconosciuti, quando non remano contro – è il commento di Magnocavallo -, ma qui entriamo in una zona rossa, perché anche le cantine che si affidano ai nostri servizi con entusiasmo spesso poi quando si tratta di vendere hanno timore di far torto al distributore di zona, all’agente di turno, e non si rendono conto che sono proprio questi timori a impedire la loro crescita, mentre il valore vero è il contatto col cliente.