Prima di sapere cosa è accaduto dopo l’incontro sostenuto  da Rodriguez Chacin in rappresentanza dello Stato venezuelano e l’ELN, bisogna fare un accenno su questa organizzazione sovversiva che, grazie alla complicità di elementi deviati dell’esercito e della polizia e con l’aiuto delle bande criminali presenti nel territorio, riusciva a lasciare la propria impronta sul tessuto sociale del Venezuela attraverso i sequestri di persona e il narcotraffico.

Cos’è l’ELN?

Conformato nel Luglio del 1964, l’Ejercito de Liberacion Nacional è un gruppo paramilitare sovversivo che ritrova la propria ispirazione ideologica nel marxismo-leninismo e sostiene apertamente la rivoluzione cubana. Oggi presente in diverse regioni della Colombia, la mano dell’ELN si è velocemente estesa in diverse regioni venezuelane.  Considerato come un gruppo terrorista dalla Colombia, il Canada, il Perù e gli Stati Uniti, l’ELN ha potuto contare sul sostegno dello stesso Chavez, il quale, pur di liberare l’Organizzazione dall’etichetta del ‘terrorismo’ ha proposto che quest’ultima venisse indicata con il termine di gruppo belligerante.

Dopo aver illustrato la natura di questa organizzazione autodefinita ‘Ejercito di Liberacion Nacional” possiamo tornare a ripercorrere i giorni della trattativa tra Rodriguez Chacin e i membri dell’ELN, la quale aveva per oggetto la liberazione dell’imprenditore Nagen Abraham ma è diventata l’occasione propizia per gettare le basi di una collaborazione sempre più stretta tra la guerriglia colombiana e lo Stato venezuelano.

Rodriguez Chacin incontra Chavez

Una volta tornato in Patria, Rodriguez Chacin sostenne un incontro con lo stesso Hugo Chavez nel quale rivendica l’esito dei negoziati e accenna, in mezzo alla conversazione, la proposta dell’ELN a Caracas, la quale consisteva nella liberalizzazione del passaggio della cocaina attraverso il territorio venezuelano. Sentita la proposta, il Presidente rimase pensieroso, abbasso lo sguardo e, dopo qualche minuto reagì rispondendo così a Rodriguez Chacin:

“Ramòn, gestici quella roba con Grannobles. Incontralo a Valencia. Fate con discrezione alcune prove con i nostri ufficiali di fiducia e vediamo cosa ne risulta…Questo forse ci tornerà utile in avanti”

Rodriguez Chacin era tornato vincente dalla Colombia, Nagen era stato liberato sotto l’accordo di 10.000.000 di dollari dei quali è stata saldata solo la metà grazie alla mediazione del regime cubano, alleato stretto di Chavez. Per quanto riguarda la proposta dell’ELN, questa avrebbe aperto una nuova tappa per il business del narcotraffico mentre le “briciole” dei sequestri non sarebbero mai state lasciate da parte.

“Le briciole”

I sequestri sono proseguiti e la criminalità organizzata diventava più solida a partire dalla trattativa che iniziava a consolidarsi con lo Stato venezuelano. L’alleanza tra la criminalità locale, le FARC  e i corpi di polizia venezuelani davano vita a due modalità di sequestro: quello express, di breve durata, con il quale si costringeva al rapito a prelevare la massima somma prelevabile da un bancomat e i rapimenti prolungati. In questi ultimi, si attivava una struttura composta dai complici, dai gruppi di cattura, di detenzione, di informazione e, soprattutto, di riscossa del riscatto. Tra i complici c’erano dei poliziotti e militari attivi o ritirati con ampie conoscenze nel settore.

La militarizzazione del Paese

Per capire l’influenza dei militari sulla vita politica del Venezuela, dobbiamo approfondire nel Plan Bolivar 2000 che diede diverse prerogative in ambito civile ai componenti dell’esercito e della Guardia Nazionale. Lo scopo politico del Plan Bolivar era la militarizzazione della società venezuelana e, a tale riguardo, furono investiti circa 63 miliardi di dollari all’interno dei quali 150 milioni sono scomparsi ingiustificatamente.

Gli anni 2000 testimoniarono un maggior attivismo per quanto riguarda il traffico di droga nel Paese. Ormai direttamente coinvolti, sembra che i narcos pagassero i militari  con la stessa droga piuttosto che i contanti. Nel frattempo, le FARC e l’ELN venivano sconfitte dal Plan Colombia rifugiandosi nel Venezuela. Insieme a questi eventi, accadeva il primo tentativo di golpe dell’11 aprile 2002. Questa miscela di eventi portarono lo stesso Chavez al rafforzamento di tutti gli strumenti a disposizione per rimanere al potere. Sotto  il discorso dell’alleanza civico-militare, c’era anche l’alleanza con quella via di mezzo tra civili e militari composta dai  paramilitari che si  autofinanziavano con il narcotraffico, i sequestri e altri reati favoreggiati sia dall’omertà sia dalla complicità dello Stato.

La svolta dopo il tentato Golpe

Dopo il tentato  golpe del 2002, quindi, il presidente venezuelano ha cercato di rafforzare i legami con le FARC e l’ELN. Dalla sua parte, Chacin ha acquistato un terreto ad Hato Corocito, nella regione di Barinas presso il confine della Colombia. Il terreno, di 1273 sarebbe stato pagato con 800.000 in contanti dall’allora ministro dell’interno. Secondo l’ordine diretto di Chavez, Chacin avrebbe dovuto dedicarsi all’espansione dell’accordo.

“Le FARC devono avere passaggio libero ed uscita franca nel territorio, porti, piste clandestine e aeroporti nazionali”

L’ordine di Chavez aveva, nel suo contenuto, la strategia di corrompere le Forze Armate facendole arricchire con le imbarcazioni di cocaina della guerriglia. Tutto questo per assicurarsi la fedeltà dei militari ormai corrotti e ricattabili. Così ha avuto inizio la costruzione di uno Stato direttamente coinvolto narcotraffico.