I prossimi giorni saranno decisivi per le sorti del Venezuela, il destino del Paese è conteso tra Maduro e l’opposizione: il primo, si è insediato qualche giorno fa senza il riconoscimento di buona parte del Mondo occidentale, mentre l’opposizione sfoglia la costituzione per darsi un’ultima chance nel tentativo di ripristinare la democrazia.

In un Paese polarizzato, dove il Presidenzialismo all’estremo ha permesso ogni tipo di abuso di potere da parte dell’esecutivo, Maduro si sostiene da un’iper-concentrazione dei Poteri dello Stato che gli permette di mantenersi al Potere anche senza il sostegno di circa l’Ottanta per cento della popolazione. E’ comandante in capo dell’esercito e delle milizie parallele formate dal regime in difesa della “rivoluzione”, nomina a piacimento i componenti della Magistratura e se c’è da convocare dei comizi il gioco è fatto dato che il Comitato Elettorale è composto dagli stessi militanti del proprio partito.

Inoltre, per contrastare l’esistenza di un Parlamento con l’opposizione nella maggioranza, Maduro ha deciso di convocare un’Assemblea Nazionale Costituente che ha fatto tutto tranne che redarre un nuovo testo costituzionale. Con questi strumenti, l’autocrate venezuelano ha depotenziato le istituzioni venezuelane per aprire a una stagione di autoritarismo.

D’altronde, l’opposizione ha reagito con determinazione alle ultime mosse di Maduro. Consapevoli che un nuovo periodo con Maduro al potere fino al 2025 significherebbe l’acuirsi della crisi economica e sociale che ha devastato la Nazione, i parlamentari hanno deciso di evocare gli articoli della costituzione che configurano l’assenza assoluta del Presidente della Repubblica. Sotto questa figura costituzionale, il Presidente del Parlamento verrebbe nominato Presidente Ad Interim e convocherebbe nuove elezioni entro i prossimi Trenta giorni. Tutto questo scenario sarebbe possibile soltanto se le masse rispondessero alla convocazione delle proteste che si terranno a partire dal 23 gennaio e, soprattutto, se i vertici militari – spinti da un amor Patrio e lasciando da parte gli interessi che li associano al chavismo – decidessero di sostenere l’iniziativa promossa dal Parlamento.

Oltre alle dinamiche interne, il confronto tra Maduro e l’opposizione si estende anche a livello internazionale dove si delineano chiaramente i due schieramenti che si contendono l’influenza sul Venezuela. Da un lato, Maduro appare irriducibilmente sostenuto dall’asse Mosca-Pechino-Ankara e dall’altro, Washington e l’Unione Europea – in modo più prudente – puntano sull’opposizione venezuelana e sulla loro promessa di ripristinare la democrazia nel Paese sudamericano.

Appare evidente che, sebbene il destino di Caracas dipenda in gran parte da ciò che succederà nel Paese durante i prossimi giorni, buona parte del futuro della Nazione sudamericana riposi sull’Equilibrio di Potenza e su quanto esse siano disposte ad impegnarsi per mantenerla (nel caso di Mosca-Pechino-Ankara) o riprendersela (nel caso di Washington) sotto la propria sfera d’influenza.