Caracas – Il Presidente del Parlamento, Juan Guaido, è stato arrestato dalla polizia politica. L’episodio si è verificato stamattina, quando una vettura dei Servizi Segreti ha intercettato il veicolo con il quale il parlamentare e la sua moglie si sarebbero recati a un’assemblea cittadina prevista nella località de ‘La Guaira’, nella Città di Caracas.

Dalla vettura sono scesi almeno quattro uomini armati e con il viso coperto i quali hanno ordinato al giovane parlamentare di scendere dalla macchina per portarselo via. Nel frattempo, alla moglie è stato ordinato di rimanere immobile fino a perdere di vista la vettura nella quale il SEBIN (Servicio Bolivariano de Inteligencia) le portavano via il marito.

Dalle dichiarazioni di Fabiana Rosales, moglie del parlamentare, gli ufficiali della Polizia Politica non hanno argomentato il perché eseguivano l’ordine di cattura. Detenuto con le modalità arbitrarie di un rapimento, il giovane Juan Guaido è stato rilasciato circa un’ora dopo in un insolito dietrofront da parte dello stesso SEBIN.

Sebbene non sono ancora state rilasciate delle dichiarazioni ufficiali da parte del Direttore dei Servizi né da nessun rappresentante del regime di Maduro, è evidente che si tratti di una ritorsione nei confronti dell’uomo che ha sfidato lo stesso Maduro dichiarando il ‘non riconoscimento’ del Parlamento nei confronti del successore di Chavez. Due giorni fa, in un’altra assemblea cittadina, lo stesso Guaido ha evocato gli articoli della costituzione venezuelana che dispongono che, nel caso di ‘assenza assoluta’ da parte Presidente della Repubblica, sia il presidente del Parlamento ad assumere le funzioni dell’esecutivo durante un’intervallo di Trenta giorni mentre si tengono nuovi comizi presidenziali.

Secondo i sostenitori di questa tesi, l’assenza assoluta di un Presidente si è configurata dal momento in cui lo stesso governo ha convocato i comizi dello scorso 20 maggio senza garantire le condizioni di trasparenza necessarie per la partecipazione della stessa opposizione. In tali comizi, lo stesso Maduro ha svolto il ruolo di arbitro e parte del gioco, ha chiuso le porte agli osservatori internazionali e, per ponderare la mancata partecipazione dell’opposizione, ha deciso di porre ad hoc i candidati sfidanti.

Nonostante la messinscena di Maduro, larga parte della Comunità Internazionale ha percepito il carattere autoritario di un regime che, da un lato dimezza l’opposizione attraverso delle persecuzioni e l’uso della violenza, e dall’altro, si autoproclama vincitore del proprio plebiscito. Il regime, ormai isolato nella politica internazionale, riscontra nel parlamento venezuelano – ultimo organo eletto – e nella figura del suo giovane presidente la propria nemesi.

Tornando al discorso sulla breve detenzione del giovane Guaido, essa non è stata né la prima né l’ultima delle azioni intimidatorie da parte di un regime che diventa più violento e repressivo man mano che rimane isolato. L’incognita rimane sempre la stessa che ci si presenta da qualche anno ogni volta che si parla del Venezuela: In questa lotta per la sopravvivenza, chi prevarrà? Basteranno le intimidazioni per soffocare ciò che resta dell’opposizione? Oppure essa avrà individuato nella resistenza la propria strategia vincente?