Un’ingente quantità di aiuti umanitari provenienti dagli Stati Uniti sono arrivati nella Colombia, specificamente nella città di Cucuta, localizzata nella frontiera colombo-venezuelana. L’arrivo degli aiuti umanitari è stato annunciato dal Presidente ad interim, Juan Guaidò, il quale ha affermato che il cibo e i farmaci cominceranno ad entrare a partire di questa settimana per soccorrere migliaia di venezuelani che si trovano in stato di malnutrizione e per i malati più gravi.

L’arrivo degli aiuti umanitari, ai quali hanno contribuito alcuni degli Stati che hanno riconosciuto Guaidò come legittimo Presidente del Venezuela – tra cui il Canada con la quantità di 53 milioni di dollari e la Germania con 6 milioni di euro – si è trasformato nel Primo obiettivo del Parlamento venezuelano nel tentativo di rispondere all’aggravarsi di una crisi umanitaria che colpisce una larga parte della popolazione.

Soltanto nel 2018 ci sono state circa 9.400 proteste ispirate da rivendicazioni sociali nei quartieri più poveri, le quali, nonostante la censura dei media controllati dallo Stato, rappresentano una realtà ricorrente nel Paese sudamericano dove, secondo i dati riportati dall’UNICEF, il 15% dei bambini sono malnutriti e il tasso di mortalità infantile è aumentato del 30% dal 2016 al 2018 lasciando una quantità di oltre 11.400 bambini deceduti nell’ultimo anno. E’ aumentato anche il tasso di mortalità materna del 66% nello stesso periodo. Allo stesso tempo, l’88% degli ospedali risentono di un’acuta carestia di farmaci che non li permette di svolgere le proprie attività.

Nonostante la realtà sia agli occhi di tutti e la sopravvivenza sia diventata l’unico elemento che accomuna i migliaia di venezuelani che combattono con la morte e con la fame giorno dopo giorno, Maduro insiste nel negare la crisi e, dopo venire a conoscenza dell’arrivo degli aiuti umanitari, ha affermato che non permetterà il loro ingresso nel territorio venezuelano e che gli unici ad aver bisogno di aiuto sarebbero i loro oppositori, ai quali ha esortato di fare una visita dallo psicologo.

Allo stesso tempo, Maduro ha aggiunto che “l’ingresso dei cosiddetti aiuti umanitari non sono altro che la giustificazione con la quale Washington e Bogotà vogliono invadere il nostro Paese”.

Sebbene il despota di Caracas giustifichi la restrizione all’ingresso degli aiuti umanitari con il timore di un’eventuale invasione americana, la sola presenza di tonnellate di cibo e farmaci a solo pochi chilometri di distanza rappresenta una sfida alla fedeltà degli stessi militari che dovranno decidere se:

i) Restare fedeli al despota di Caracas, custodire la “sovranità nazionale” impedendo l’entrata degli aiuti umanitari e mantenere il Paese sotto una crisi umanitaria sofferta, in molti casi, dalle loro stesse famiglie. In poche parole, lasciar morire di fame la propria gente.

Oppure…

ii) Tradire gli ordini di Maduro aprendo le frontiere all’entrata dei soccorsi di cui gran parte della popolazione, ormai ridotta allo stremo, ha un’urgente necessità

A questo punto della nostra analisi, possiamo dire che i prossimi giorni saranno decisivi e, qualunque decisione prendano i militari, la coesione del regime è già stata erosa dall’imponente presenza degli aiuti umanitari dall’altro lato della frontiera. Si tratta di un’operazione simpatia che, in ogni caso, rischia di esporre Maduro come il grande carnefice della popolazione venezuelana.

 

 

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Estefano Soler Tamburrini, nato il 25.08.92. Ex dirigente studentesco nel 'Movimiento Estudiantil', Venezuela.(2014-2015) Studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Università di Bologna (2016 - oggi)