“Stiamo sospendendo la guerra commerciale”. Questo è quanto ha dichiarato il segretario al tesoro americano Steven Mnuchin durante un’intervista rilasciata domenica a Fox News Sunday.

Donald Trump ha da sempre sbandierato ai quattro venti la sua intenzione di rendere più equi i rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina. L’attuale presidente lamenta una disparità nelle relazioni commerciali tra le due economie più grandi del mondo, a svantaggio degli Stati Uniti. La Cina avrebbe la colpa di esportare troppa merce a basso costo verso gli Stati Uniti senza però importare abbastanza prodotti americani. Il risultato è che la bilancia commerciale americana è in negativo per svariati miliardi di dollari. Vi è poi anche la questione del debito americano che in larga parte è detenuto proprio dalla Cina (dopo il Giappone) e che viene aumentato proprio dal cronico deficit commerciale di Washington nei confronti di Pechino.

Pochi mesi fa il presidente Trump dichiarò la guerra commerciale attraverso l’innalzamento delle tariffe per l’importazione di alcuni prodotti esteri, così da tutelare quelli americani. I nuovi dazi varati da Trump furono pensati per diminuire in primo luogo le importazioni di beni cinesi (specialmente di acciaio e alluminio) ma anche quelle di paesi alleati come Corea del Sud, Giappone ed Unione Europea i quali espressero immediatamente forti preoccupazioni per la decisione di Washington mentre preparavano a loro volta dazi per colpire le esportazioni americane.

A cosa si deve questo dietrofront? Sarà mica che Donald Trump, per la prima volta da quanto è stato eletto presidente, è rinsavito?

Le parole del segretario al tesoro Mnuchin arrivano in seguito a una due giorni di trattative tra funzionari delle amministrazioni di Washington e Pechino. Obiettivo dei negoziati era quello di raggiungere un accordo che scongiurasse un ulteriore escalation della guerra commerciale che avrebbe inevitabilmente danneggiato entrambi i paesi. Al termine dei negoziati la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione congiunta in cui “la Cina si impegna ad aumentare significativamente le importazioni di beni e servizi americani” (specialmente energia e prodotti agricoli). Allo stesso tempo Pechino promette di “ridurre drasticamente” il deficit americano. La Cina non ha però definito con precisione di quanto diminuirà il suo avanzo commerciale con gli Stati Unti. In effetti, la dichiarazione congiunta usa toni vaghi e lascia numerosi punti interrogativi sull’accordo tra Cina e Stati Uniti. Tuttavia ciò è normale: i negoziati tra cinesi e americani che si sono tenuti giovedì e venerdì scorso hanno prodotto solo una bozza dell’accordo. I dettagli saranno definiti in futuro e ci vorrà tempo per raggiungere un’intesa condivisa. A questo fine “gli Stati Uniti invieranno un team in Cina”, ma non è ancora dato sapere quando.

La dichiarazione del segretario al tesoro Mnuchin e il comunicato congiunto della Casa Bianca fanno ben sperare. Forse l’amministrazione Trump ha finalmente capito che con la Cina non si scherza e che le guerre commerciali fanno male a tutti. Se Washington vuole rendere più equi i suoi rapporti economici con Pechino deve stabilire un accordo commerciale ad hoc che sia condiviso e accettato da entrambe le parti. Questa è l’unica soluzione. Pare che con i negoziati della scorsa settimana gli Stati Uniti si stiano muovendo verso questa direzione, e ciò è un bene per tutti.