Questo è un articolo profondamente populista e un po’ cialtrone; lo diciamo subito, in modo che le anime belle della gauche engagée (la cui traduzione veramente corretta in italiano è “sinistra ingaggiata”, da chi e come non è difficile comprenderlo) se ne possano tenere serenamente alla larga.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – già deputato della Democrazia Cristiana, poi del Partito Popolare, quella della Margherita e infine del PD, più volte ministro, autore di due leggi elettorali, una da politico e una da giudice costituzionale – ieri ha finalmente detto la verità, paragonandosi a un arbitro dinanzi alle squadre di Juventus e Milan.

Ha ragione. Quando il Presidente forza non tanto la Costituzione quanto il buon senso e il comune senso del pudore decidendo di non incaricare né il capo della coalizione che ha preso il maggior numero di voti alle elezioni, né quello del partito più votato, ma un signor Nessuno presumibilmente apprezzato solo da due banchieri e tre tecnocrati nelle segrete stanze, tiene forse un comportamento molto diverso dall’arbitro che non espelle un difensore per fallo da ultimo uomo, oppure non si avvede di un colpo di kung-fu a centrocampo, o ancora fa finta di niente anche se la palla ha passato la riga di porta di un buon mezzo metro?

Quando, in un inusitato discorso, pone i partiti di fronte a un aut-aut (in sostanza: “o appoggiate un esecutivo neutrale ma con pieni poteri pronto a sciogliersi appena nascerà in Parlamento una maggioranza, oppure riportate i cittadini alle urne, ma esponendo a gravi rischi il Paese”), mistifica il vero in modo tanto differente rispetto a Piero Ceccarini che – dopo venti anni – ancora tenta, a reti unificate, di giustificare la propria (in)decisione sul fallo di Iuliano ai danni di Ronaldo?

Per un populista da bar sport, come colui che scrive, il calcio resta la miglior metafora della vita politica (come il ciclismo è lo specchio della vita reale). E quello che si sta preparando non è un esecutivo tecnico, o di tregua, o neutrale, ma – molto più semplicemente – un monocolore PD di minoranza. Come a dire che, chiunque vinca le elezioni, a governare saranno sempre e soltanto gli stessi (coloro che, neanche a dirlo, “garantiscono Bruxelles”). Anche Mattarella, come il suo non rimpianto predecessore Giorgio Napolitano, è un Presidente troppo sensibile (alle richieste di certi centri di potere). Preferiremmo qualcuno, finalmente, con un bidone dell’immondizia al posto del cuore.