roma_cuaron
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La sorpresa degli ultimi Oscar e di Cannes è Roma.

E’ il film di Alfonso Cuaron fatto per Netflix in bianco e nero, lungo due ore e un quarto e poco distribuito nelle sale perché destinato ad essere visto in streaming. Nonostante tutte queste particolarità, che secondo alcuni (pochi) sarebbero addirittura difetti, Roma è risultato premiatissimo guadagnandosi 3 Oscar, miglior film straniero, miglior regia e miglior fotografia. Va sottolineato che Roma è primo per varie ragioni.

Innanzitutto è il primo movie Netflix a essere candidato

per l’Oscar come miglior film, sfuggito per poco; il suo secondo primato, per dire così, è anche l’ essere la prima pellicola in bianco e nero a vincere un Oscar negli ultimi 50 anni, giusto dopo il celebratissimo Schindler’s List. Qualcuno, malignamente, ha persino osservato che rispetto alle aspettative della vigilia Netflix avrebbe perso, ma la verità è che quest’opera è una grande vittoria per il colosso dello streaming.

Roma, il cui titolo si ispira al nome di un quartiere di Mexico City, ha il marchio inconfondibile di Alfonso Cuaron, già enfant prodige del cinema messicano,  che ha curato direttamente la regia, il soggetto e la sceneggiatura ma soprattutto la fotografia – perfetta – ed il montaggio, quest’ ultimo assieme ad adam gough. Diciamolo subito, Roma è un film sulla differenza di sesso e sulla differenza di classe, ma anche sulle tragedie sentimentali  vissute – per dire così – da un gruppo di famiglia in un interno. La casa , infatti, è al centro della narrazione e lì si svolge quasi tutto il film.

Qui  convivono tre generazioni, l’ anziana madre della protagonista, lei stessa – assieme al marito finchè rimarrà – e ai figli, oltre a due domestiche che dormono in una vicina dependance appena oltre il vialetto. Non mancano alcuni cani che scorrazzano nel piccolo giardino ed abbaiano ad ogni apertura di portone. Il portone che si apre e si chiude con l’ ingresso delle macchine è un sipario che segna le diverse fasi della narrazione come altrettanti quadri. Così ad esempio quando il padre e marito se ne va di casa per andare a vivere con l’ amante, anche se ai figli crederanno a lungo ad un viaggio di lavoro .

Un altro particolare che colpisce lo spettatore oltre ai cani,

è l’Insistenza marcata sulle loro feci , viste come qualcosa che va a macchiare un contesto apparentemente ordinatissimo o qualcos’ altro a cui prestare attenzione per non scivolare , degradarsi e cadere. Un altro visibile cambiamento di status che coinvolge la signora e la famiglia  dopo la separazione è la perdita di alcuni oggetti ( ad esempio quando il marito viene a prendersi libri  e librerie lasciando il soggiorno quasi vuoto) ed ancor di più il venir meno  di certi beni di lusso appariscenti, da classe agiata. La signora infatti passa dalla  Ford Galaxie, macchina quattromila di cilindrata e tra le più lussuose degli anni settanta, ad una ben più modesta Renault 12 che vedremo solo verso la fine, La utilizzerà solo per andare a lavorare e per portare in giro i figli.

Un altro momento importante del film è la festa di capodanno che si svolge fuori città nella hacienda di amici con la famiglia al completo, compresa la domestica. Lei però la passerà con la servitù al piano inferiore, con tutte le differenze del caso e come a sottolineare l’ appartenenza a gruppi sociali ben distinti. In questa serata di fine anno si percepisce un’ atmosfera di tensione forte, che dopo discorsi politici ed esercitazioni di tiro raggiunge il culmine quando un metaforico incendio assedierà la casa costringendo tutti a lavorare per spegnerlo.

Da un certo momento in poi la signora si separa anche dal suo  passato e dalla propria antica agiatezza perché si deve mettere al lavorare. Infatti il marito, visto in giro da uno dei figli in compagnia di una giovane donna, non versa un soldo per il mantenimento della famiglia. Anche Cleo, una delle due domestiche, vive una vita sentimentalmente difficile e carica di sofferenze. La ragazza, molto ingenua ed inesperta, dopo una breve relazione viene ingravidata da una specie di mercenario violento – un personaggio credibilissimo – che dopo la notizia sparisce e si rende irreperibile. Lei riuscirà a ritrovarlo dopo una lunga ricerca , ma solo per sentirsi minacciare.

Lo rivedrà solo in un’ altra occasione, mentre lui durante una manifestazione di protesta insegue uno studente in fuga per ucciderlo. In quel momento le si romperanno le acque e Cleo, dopo essere stata portata in ospedale mentre la città è bloccata da un ingorgo, perderà il bambino che nascerà morto.

In questa cupa solitudine femminile gli uomini sono i

grandi assenti. Il marito e padre scompare e non aiuta più la famiglia, l’ex amante e padre mancato si dimostra un individuo violento e pericoloso, un vero mercenario che fa parte degli squadroni della morte. Nessuno dei due è capace di prendersi le proprie responsabilità. Il film è lungo e fotografato con molta cura fino all’ ultimo momento. La scena finale è fortemente allusiva ed è  come in un cerchio che si chiude.

Tra i titoli di coda si vede la domestica Cleo salire le scale mentre un aereo attraversa il cielo. E’ lo stesso aereo che si vede riflesso in apertura nell’ acqua  con cui lei lava i pavimenti. quasi in un’altra dimensione, lontanissima dagli umili e dalle loro sofferenze.

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Gianluca Ruotolo, laureato in legge, avvocato lavorista, autore di numerosi articoli di argomento giuridico e, in particolare, storico. Ha sempre seguito con particolare interesse la storia del 900 e dell' Europa Orientale, oltre a quella del movimento operaio. Si interessa di cinema e di teatro ed ha scritto numerose recensioni.