Edoardo Rixi, ex viceministro leghista delle infrastrutture e dei trasporti dimessosi ieri dopo la condanna in primo grado per peculato.

Ieri Edoardo Rixi, ex viceministro leghista delle infrastrutture e dei trasporti, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Genova a tre anni e cinque mesi di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per peculato, cioè appropriazione indebita di denaro pubblico.

Poco dopo la sentenza Rixi ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico di viceministro. Le dimissioni sono state comunicate al presidente del consiglio Giuseppe Conte e sono state accettate anche dal capo politico della Lega Matteo Salvini.

Rixi, genovese, classe 1974, è stato capogruppo della Lega nel consiglio regionale ligure dal 2010 al 2012. In questo periodo di tempo si è appropriato indebitamente di denaro dei contribuenti per spese private facendosi poi rimborsare il tutto.

Secondo l’accusa, tra 2010 e 2012, Rixi ha speso ingiustificatamente 97 mila euro per affari privati, tutto rimborsato dai contribuenti. L’ex consigliere regionale ed ex viceministro ha usato denaro pubblico, tra le altre necessità private, per viaggi, gite e per una cena a base di ostriche al Cafè de Turin di Nizza. Risultano anche 600 euro spesi in un’armeria. “Fumogeni comprati per una manifestazione a sostegno dei tassisti” si giustificò Rixi in un’intervista al quotidiano genovese Il Secolo XIX quando iniziarono le indagini.

L’ex viceministro non è l’unico ad essere stato condannato nell’ambito dell’inchiesta rimborsopoli Liguria. Sono ventuno in tutto le persone imputate nel processo. Tra i condannati spiccano Francesco Bruzzone, ex presidente della Regione e attualmente senatore della Lega, condannato a due anni e dieci mesi. Marco Melgrati, sindaco di Alassio, provincia di Savona, condannato a due anni, undici mesi e quindici giorni. Gino Garibaldi, sindaco di Zoagli, provincia di Genova, condannato a due anni e tre mesi e Matteo Rosso, consigliere regionale di centro-destra, condannato a tre anni, due mesi e quindici giorni.

Il capo della Lega Matteo Salvini ha spento immediatamente il focolaio di crisi con gli alleati di governo, evitando un nuovo caso Siri. Se Salvini avesse rifiutato le dimissioni di Rixi i pentastellati molto probabilmente sarebbero saliti sulle barricate al grido di “onestà” chiedendo lo scalpo del viceministro e cogliendo l’occasione per riaffermare uno dei loro princìpi identitari. Occasione svanita per un Movimento in piena crisi valoriale e di leadership dopo la batosta inedita delle elezioni europee, sebbene la fiducia al capo politico Luigi Di Maio sia stata riconfermata proprio ieri con un voto degli iscritti sulla piattaforma online Rousseau.

Salvini ha rivelato di aver ricevuto e accettato le dimissioni del viceministro “unicamente per tutelare lui e l’attività del governo da attacchi e polemiche senza senso”. Evidentemente, non vi sono motivi morali o di pudore alla base dell’accettazione delle dimissioni di Rixi. Per il capo politico della Lega il fatto che un esponente governativo del suo partito sia stato condannato per aver sottratto denaro ai contribuenti non sembra essere un fatto di cui vergognarsi. Questa considerazione è accertata dal fatto che Salvini ha immediatamente nominato Rixi responsabile nazionale trasporti e infrastrutture della Lega .

“Oggi stesso (ieri, nda) nomino Edoardo Rixi responsabile nazionale trasporti e infrastrutture della Lega, riconoscendogli capacità e onestà assolute” ha annunciato Salvini. “Io rispetto le sentenze e conto su una assoluzione a fine processo – continua il leader leghista – ma trovo incredibile che ci siano spacciatori a piede libero e sindaci, amministratori e parlamentari accusati o condannati senza uno straccio di prova”. Alla faccia delle polemiche senza senso!

Non è la prima né l’ultima volta che un politico di spicco della Lega – o di qualsiasi altro partito per dirla come si deve – viene condannato per peculato. Eppure, non si può fare a meno di notare come i politici leghisti di questi tempi siano particolarmente propensi a sottrarre soldi dalle tasche degli italiani che gli pagano lo stipendio.

Rixi è infatti l’ultimo di almeno tre esponenti di spicco del Carroccio ad essere stato condannato per peculato negli ultimi dieci mesi.

Il primo è stato Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera dei Deputati, che lo scorso luglio è stato condannato in secondo grado a undici mesi nell’ambito dell’inchiesta rimborsopoli Piemonte. Come Rixi, anche Molinari da consigliere regionale utilizzò denaro pubblico per acquisti privati; 1 158 euro per la precisione. L’inchiesta sulle spese pazze piemontesi vide anche la condanna dell’ex presidente leghista della Regione Roberto Cota, del deputato leghista Paolo Tiramani e della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

Il secondo leghista di spicco ad essere stato condannato di recente per peculato è Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato. Costui fu tra i condannati del processo rimborsopoli Lombardia. Anche Romeo, come i suoi colleghi di partito, quando era consigliere regionale aveva il vizietto di prendere i soldi dalle tasche degli italiani. Ben 22 mila euro di spese ingiustificate per Romeo che lo scorso gennaio è stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi. Numerosi furono i condannati in quel caso. Tra gli altri, alcuni nomi celebri, come Renzo Bossi, figlio di Umberto, meglio conosciuto come Il Trota, condannato a due anni e sei mesi, e Nicole Minetti, un anno e otto mesi.

A Molinari, Romeo e Rixi bisognerebbe aggiungere almeno Bruzzone e Tiramani, che sono parlamentari leghisti.

Noi de IlFormat avevamo già parlato degli scandali rimborsopoli Piemonte (clicca qui per leggere l’articolo) e rimborsopoli Lombardia (clicca qui per leggere l’articolo) facendo notare che attualmente entrambi i capigruppo della Lega sono condannati (Molinari addirittura in secondo grado) per essersi appropriati indebitamente del denaro della collettività.

Tutto questo per dire che Rixi non è affatto un caso isolato nella Lega. L’appropriazione indebita di denaro pubblico è una caratteristica che accomuna, per ora, almeno tre politici di spicco del partito di Matteo Salvini.

Malaffare, clientelismo, corruzione e peculato colpiscono la politica italiana ai piani alti. La Lega non ha inventato niente. È così da decenni e continuerà ad essere così a meno che non avvenga una rivoluzione culturale che coinvolga tutta la società italiana.