Il presidente della seconda Corte d’Assise d’appello di Palermo, Angelo Pellino

“Neanche al dottore Borsellino gli ufficiali del Ros, dopo il 25 giugno ’92, fecero menzione dei loro incontri con Vito Ciancimino. Un rapporto omissivo, quest’ultimo, volto a instaurare un dialogo diretto con i vertici di Cosa Nostra. Altra omissione la mancanza di alcuna ricostruzione documentale sull’argomento. Ne’ Mori ne’ De Donno hanno mai redatto alcuna relazione di servizio riguardo agli incontri avuti con Vito Ciancimino”.

Alla relazione introduttiva nella seconda udienza del processo di secondo grado “Stato-Mafia” nessuno degli imputati ha partecipato all’udienza odierna. La Corte d’Assise presieduta da Pellino – giudice a latere Vittorio Anania – ha ripercorso punto per punto le oltre 5000 pagine di motivazioni con cui l’anno scorso gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di “minaccia a corpo politico dello stato”.

Alla luce dei fatti nemmeno Subranni, comandante del Ros e diretto superiore dei due, pretese spiegazioni o chiarimenti. Di tutta questa vicenda non si sarebbe saputo nulla se Vito Ciancimino non avesse deciso di parlare con il procuratore Caselli al quale, comunque, Ciancimino porse la sua verità.

Secondo la ricostruzione della sentenza la prova della trattativa era la stessa accettazione, da parte dei vertici di Cosa Nostra, Riina in testa, alla ricezione della proposta da parte dello Stato di discutere per far cessare le stragi.

Il presidente Pellino ha poi ripercorso le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Salvatore Cancemi, Giovanni Brusca e Pino Lipari.

Nel marzo ‘94 il boss Salvatore Cancemi disse che Riina dopo le stragi del 1992 era intenzionato a intavolare una trattativa, di fronte a quei colpi tremendi non ci sarebbe stata una reazione da parte dello Stato che però avrebbe ceduto alle richieste di Cosa Nostra. Durante lo stesso interrogatorio Cancemi aggiunse che queste richieste sarebbero dovute giungere a Dell’Utri e Berlusconi e ci avrebbero pensato loro.

E’ sempre Cancemi a riferire che, anche dopo l’arresto di Riina, la musica non era cambiata con Bernardo Provenzano che confermava il tentativo di rapire il Capitano Ultimo, il quale arresto il boss Riina il 13 gennaio 1993. Le motivazioni danno atto di una progressione sospetta nelle dichiarazioni di Cancemi; a spiegarlo è lo stesso Pellino che aggiunge alcuni nomi precedentemente omessi, su tutti Berlusconi e Dell’Utri.

Dalle stesse motivazioni si evince che il nucleo originario delle dichiarazioni di Cancemi è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo, nonostante le successive rimodulazioni. Anche per le dichiarazioni di Giovanni Brusca la sentenza da atto di criticità, ma non vi sono ragioni per pervenire a pregiudiziali ragioni di inattendibilità del collaboratore nella ricostruzione di diversi fatti, alcuni con riscontri straordinari provenienti dalle intercettazioni del boss Riina mentre era detenuto al carcere di Milano Opera.

Ripercorsa anche attraverso le motivazioni di primo grado anche un’altra vicenda che si è svolta nell’estate del 1992 e denominata trattativa minore. Il processo è stato aggiornato al 31 maggio durante la quale Pellino affronterà il capitolo delle stragi del 1992 e ’93 e le minacce a corpo politico dello Stato”.