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Oltre a essere, a mio modesto parere, una delle tre serie

televisive migliori degli ultimi 30 e passa anni, insieme alla prima stagione di True Detective e a quel capolavoro assoluto che è The Young Pope di Paolo Sorrentino, considero il motto di X-Files una sorta di dogma, ossia che lo studioso o scrittore deve avere coraggio. Come mi insegnò Francesco Sisinni, citando Eraclìto, Un vero studioso non deve avere paura.

Quindi ci sono tre fasi,

  • La mente che si interroga e perciò sorge il dubbio, nel non piegarsi al pensiero comune
  • Accettare il dubbio e le sue conseguenze, sapendo che chi governa detesta coloro che si pongono delle domande
  • Infine, andare lì, per trovare delle risposte. La Verità esiste, devi andartela a prendere, con coraggio.

Ecco, questa è la base di ogni pensiero strutturato. Uno studioso ragiona in tal guisa. Se, invece, ignori il dubbio, sicuro che stai in quel ruolo, ma certo non per conoscenza

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RICCARDO ROSATI Museologo. È bilingue italiano-inglese e da anni studia l’Oriente. Ha al suo attivo numerosi saggi e articoli su pubblicazioni italiane e straniere e ha preso parte a conferenze in Italia e all’estero. Con Starrylink ha pubblicato: La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness (2004), Nel quartiere (2004), La visione nel Museo (2005). Ha anche scritto: Museologia e Tradizione (Solfanelli, 2015), Lo schermo immaginario (Tabula fati, 2016). Sue monografie sul Giappone sono: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005); con Arianna Di Pietro, Da Maison Ikkoku a NANA. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000 (Società Editrice La Torre, 2011); con Luigi Cozzi, Godzilla 2014 (Profondo Rosso, 2014). Ha inoltre co-curato il testo Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) e curato quello di Julius Evola, Fascismo Giappone Zen. Scritti sull’Oriente 1927-1975 (Pagine, 2016). Negli anni, ha comunque continuato a fare ricerca anche nell’ambito della anglistica, della francesistica e del cinema.