Tav, non c’è accordo a Palazzo Chigi

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tav vertice, accordo non c'è

Tav, quest’opera non s’ha da fare, né ora né mai

Palazzo Chigi, dopo il vertice sulla TAV, rende noto che “Sono emerse criticità che impongono un’interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale. All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea. A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità”.

In sostanza, quindi, la realizzazione della TAV rimane in bilico. Dalla risposta/comunicato inconcludente ed approssimativo, quasi vago, lanciato da Palazzo Chigi emerge tuttora una volontà di rimandare, un “prender tempo”.

Ieri l’altro Matteo Salvini e Luigi di Maio sono usciti da Palazzo Chigi tendenzialmente scuri in volto. Il tanto atteso e sperato accordo sulla realizzazione della TAV non è avvenuto. Ricordando che Movimento Cinque Stelle è sempre stato contrario alla realizzazione dell’opera e che la Lega, invece, con Matteo Salvini ha sempre spinto per farla, sembra veramente difficile che i due principali partiti governativi riescano a raggiungere un compromesso.

Probabilmente la posta in gioco stavolta è veramente elevata: ci sono ben 800 milioni di Euro – ricorda la Commissione Europea – che l’Italia rischierebbe di perdere qualora non desse avvio alle gare per realizzare la tav.

Una probabile soluzione si presenta al Movimento Cinque Stelle: rinnegare una delle promesse elettorali, uno dei loro cavalli di battaglia “No Tav”, propendendo per la realizzazione dell’opera.

D’altra parte, lo sappiamo, la politica è anche un po’ fatta di compromessi, e tirare troppo dritti verso un’unica strada non può che portare allo scontro. Uno scontro che rischia di privare l’Italia di 800 milioni di euro.

Intanto, Matteo Renzi, dal Partito Democratico sbotta: “Basta cincischiare, si dica o si o no. C’è un signore che si chiama Danilo Toninelli che blocca l’Italia. E’ emblematica la vicenda della TAV. Io ho sempre detto che il percorso iniziale era eccessivo, e infatti lo abbiamo ridotto per 2,5 miliardi e 25 chilometri. Ma non puoi avere tutta Europa collegata e quel pezzettino no. E poi perché? Perché M5S ha già inghiottito troppi rospi, Tap, Ilva. Si sono arresi alla realtà, e ora è rimasta la Tav. Signori del Nord che votate Salvini, ‘qui si varrà la vostra nobilitate’; o Salvini mostra leadership o si blocca tutto”.

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Nato a Empoli (Fi), il 4 gennaio 1989. Diplomato al liceo classico-linguistico, laureando in scienze politiche, relazioni internazionali. Dopo una lunga esperienza come attivista politico, guida un partito politico giovanile a livello locale. Si dedica all’attività di articolista per svariati clienti e su svariati argomenti. Giornalista aspirante pubblicista. Appassionato e studioso di politica interna ed internazionale (e di tutto ciò che la concerne), sistemi politici, partiti politici, sistemi elettorali, relazioni internazionali, diritto internazionale e costituzionale, e molto altro.