Il tanto discusso Trans Adriatic Pipeline (Tap), una delle cosiddette “grandi opere” la cui realizzazione doveva essere rivalutata attraverso “un’analisi costi-benefici” secondo quanto previsto dal “contratto di governo” tra Lega e Movimento 5Stelle, alla fine si farà, che piaccia o meno agli elettori pugliesi e agli attivisti No Tap che in questi anni hanno visto nel Movimento di Grillo e Casaleggio il loro referente politico.

In realtà, gli elettori pugliesi e le associazioni No Tap non l’hanno presa affatto bene. Ieri mattina si è tenuta a San Foca di Melendugno, in provincia di Lecce, una manifestazione contro la decisione del governo Conte di completare l’infrastruttura che porterà il gas azero in Italia. La folla inferocita che ha dato vita alla manifestazione si è sentita letteralmente tradita dai ministri pentastellati e perciò se ne sono viste di tutti i colori. Tessere elettorali strappate, sono state date alle fiamme bandiere del Movimento e un manifesto raffigurante i volti dei ministri 5 Stelle, infine richieste a squarciagola di dimissioni del governo. La rabbia dei manifestanti era rivolta in particolare verso la ministra per il Sud Barbara Lezzi che in passato aveva affermato che se i 5 Stelle fossero andati al governo avrebbero bloccato il Tap “in 15 giorni”. “Barbara Lezzi vattene dal Salento!” ha gridato la folla. Ma oltre al danno c’è la beffa. Gianluca Maggiore, capo del Movimento No Tap, è arrabbiato anche per la giustificazione data dal ministro Luigi Di Maio. “Il problema vero è che la bugia è veramente troppo grossa. Non si può dire che ci sono penali da 20 miliardi di euro” perché “non è stato firmato alcun contratto” afferma Maggiore il quale chiede le dimissioni del governo. Pochi giorni fa Di Maio aveva confessato che bisogna procedere con la realizzazione del Tap perché la presenza di clausole penali da 20 miliardi di euro renderebbe l’abbandono del progetto più dispendioso del completamento.

Per i salentini ostili al gasdotto, la decisione del governo Conte di tirare dritto è un autentico tradimento. Probabilmente, il Movimento 5 Stelle pagherà un caro prezzo dal punto di vista elettorale, almeno nel Salento, per questa decisione. I pentastellati negli anni precedenti si erano schierati contro il Tap insieme a vari comitati e associazioni similmente a quanto hanno fatto, almeno finora, per la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione (Tav).

Ma ora che i 5 Stelle sono al governo le cose sono cambiate di molto. L’attività governativa è radicalmente diversa da quella parlamentare e di opposizione. Quando si è al governo non si risponde unicamente al proprio elettorato perché si agisce e ci si relaziona anche con altri Stati. Prendendo decisioni in un contesto internazionale a volte ci si trova davanti a un bivio: privilegiare l’interesse del proprio elettorato oppure privilegiare le relazioni con gli alleati. Non è possibile governare seguendo unicamente le proprie convinzioni o quelle del proprio elettorato, specialmente quando si agisce in politica estera e ci si relaziona con partner che hanno un potere negoziale estremamente maggiore. Perché la decisione del governo Conte di completare il Tap è anche, o forse soprattutto, una questione di politica estera. Infatti, il Tap altro non è che l’ultimo tratto del Southern Gas Corridor (Sgc) che partendo dall’Azerbaigian attraversa tutta la Turchia, poi la Grecia, l’Albania e il Mar Adriatico e infine giunge in Puglia. Grazie a questo gasdotto il gas naturale del Mar Caspio giungerà in Italia, permettendo al nostro paese e all’Unione Europea in generale di diversificare le fonti di approvvigionamento di combustibili fossili. Finora l’Ue ha importato la maggior pare del gas naturale dalla Russia. Ed è qui che sta il nocciolo della questione.

Lo scorso 30 luglio il presidente del consiglio Giuseppe Conte si è recato in visita per la prima volta alla Casa Bianca dal presidente americano Donald Trump. Tra i temi trattati dai due capi di governo vi fu anche il Tap. Durante la conferenza stampa Conte riconobbe il valore strategico dell’opera per “l’approvvigionamento energetico dell’Italia, del Sud Europa e dell’area del Mediterraneo” nonostante “alcune inquietudini da parte delle comunità locali sul punto in cui approderà il gasdotto”. Durante il vertice Trump fece pressioni su Conte per convincerlo a continuare l’opera. Il presidente americano ha lodato il Tap in quanto lo considera un buon inizio per ridurre la dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia mentre aveva duramente criticato il gasdotto Nord Stream 2 che porterà il gas naturale russo in Germania, definendolo “una cosa terribile”. Sul Tap, il dipartimento di Stato americano è dello stesso avviso. In una nota rilasciata lo scorso luglio proprio pochi giorni prima che Conte arrivasse a Washington, il dipartimento di Stato incoraggiò il governo italiano “ad andare avanti con il Tap che è un’opera chiave per portare il gas del Mar Caspio in Europa” e che permetterà all’Europa di avere “una maggiore sicurezza energetica nel lungo periodo e una maggiore concorrenza all’interno dei loro mercati dell’energia, perché ne ridurrà la dipendenza da una singola fonte di approvvigionamento di gas”.

Il Tap quindi non solo ha a che fare con la politica estera, ma rientra nello scontro geopolitico tra Stati Uniti e Russia che, come sempre, si sta giocando in Europa. Da quando le relazioni tra le due superpotenze nucleari sono peggiorate in seguito all’annessione russa della Crimea nel 2014, Washington sta facendo di tutto per limitare l’influenza di Mosca in Europa e il settore energetico è uno dei terreni di scontro.

Il governo Conte si è trovato davanti a sé, da una parte l’amministrazione americana, dall’altra i comitati e le associazioni No Tap che hanno votato il Movimento 5 Stelle e che hanno appoggiato quest’ultimo negli ultimi anni. Non se la prendano i No Tap e gli elettori salentini dei 5 Stelle, ma la decisione del governo non poteva essere diversa.