Se sull’asse maggioranza gli scontri sono all’ordine del giorno, sull’altro versante, quello dell’opposizione non sono da meno. Infatti una nuova diatriba si è aperta sui costi della politica vede salire sul ring il M5S contro il PD.

Le polemiche scatenate dai grillini, hanno portato il tesoriere dem Luigi Zanda ha decidere di ritirare il suo disegno di legge che mirava ad agganciare gli stipendi di deputati e senatori italiani a quelli degli europarlamentari, adeguando la nostra normativa alle regole europee anche per quanto riguarda i collaboratori parlamentari.

Zanda non ha però digerito le accuse lanciate da Luigi Di Maio e ha promesso di citarlo in giudizio per aver “distorto” il significato del suo ddl. Secondo quanto scritto sul Blog delle Stelle, la riforma avrebbe portato ad un aumento dello stipendio annuo di circa 72mila euro per ogni parlamentare oltre a una liquidazione di fine mandato.

Calcoli smentiti dallo stesso Zanda e dalla dem Monica Cirinnà: “Il ddl non aumenta affatto le indennità parlamentari e anzi ne rende più trasparente il conteggio e la rendicontazione”, ha spiegato la senatrice.”Quelli del Pd non ce la possono fare. Ne fanno una dietro l’altra”, è stata la risposta del vicepremier Di Maio che ha definito “kafkiana” la decisione del tesoriere dem di querelarlo dopo aver ritirato la proposta.

Nel dibattito è intervenuto anche il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che interpreta il passo indietro di Zanda come la conferma che le critiche mosse dal M5S siano “giuste e fondate”. L’attacco dei 5 Stelle è stato indirizzato anche a Nicola Zingaretti che, secondo i grillini, avrebbe negato l’esistenza della proposta di legge per aumentare lo stipendio di deputati e senatori.

Pronta la risposta del governatore del Lazio che ha ringraziato Zanda per il suo comportamento. “Non si può continuare a fare politica sparando bugie e aggredendo gli avversari”, ha detto Zingaretti.

Un fuoco incrociato tra democratici e cinque stelle che si sono accusati reciprocamente di lanciare bufale e fake news. “In quanto a balle, Zingaretti somiglia molto al suo predecessore, quello che voleva abolire il Senato e che ora è senatore!”, ha attaccato il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano invitando Zanda a ritirare anche l’altra proposta di legge nel mirino dei grillini, quella sul finanziamento pubblico dei partiti.

Al di là delle polemiche, gli stessi collaboratori parlamentari, riuniti nell’associazione Aicp, vedevano nel ddl “il pregio di prevedere espressamente che le amministrazioni delle Camere dovessero farsi carico degli oneri dei contratti dei collaboratori, con le medesime modalità previste presso il Parlamento europeo”.

Lo stesso presidente di Montecitorio, Roberto Fico, “si è impegnato pubblicamente sulla questione e la Presidente Casellati, per mezzo dei suoi uffici, è attenta al tema”, ricorda l’Associazione italiana dei collaboratori parlamentari, auspicando che “Di Maio, con la sensibilità propria di un ministro del lavoro e con la costanza con cui si è interessato al ddl Zanda, si occupasse della questione dei collaboratori parlamentari”.