È vero. Il presidente del collegio peritale, incaricato dal GIP nel 2016, Francesco Introna, ha detto durante la scorsa udienza che se Stefano Cucchi non avesse riportato la frattura di S4, non sarebbe stato ospedalizzato e forse (sottolineamo il forse) non sarebbe morto o sarebbe morto in un altro momento. È vero, lo ha detto. Ma è anche vero che lo stesso perito ha precisato, insieme ai professori Vincenzo D’Angelo e Francesco Dammacco, che non ci sono certezze e che questa è una delle ipotesi che hanno formulato. Le altre ipotesi sono quelle di morte improvvisa per epilessia o per inanizione.

Il presidente della Corte, durante l’udienza, ha invitato i periti a leggere le conclusioni della loro perizia, dove a pagina 205, formulate le ipotesi e sottolineato (come ribadito in udienza) che non vi è causa certa, escludevano eventuali lesioni (la cui esistenza hanno riconosciuto) quale causa o concausa, diretta e indiretta dell’evento morte.
Parliamo di una perizia giurata.
In udienza invece, le lesioni diventano concausa, ma sempre nell’ambito delle ipotesi, perché al contrario di quanto vogliono farvi credere, nessuno in udienza ha detto che Stefano Cucchi sia morto a causa di un pestaggio. Ovvio è, che su tre ipotesi avanzate, sia balzata alle cronache quella congeniale.
L’impressione che in tanti hanno avuto è che durante l’ultima udienza sia stata scritta la sentenza per i tre carabinieri.
Be, andiamo un po’ nel tecnico. Una sentenza di condanna viene emessa secondo il principio “dell’oltre ogni ragionevole dubbio”.
Se, come ribadito dai periti, non vi è causa certa della morte, come si fa ad amplificare il messaggio che sia stata riconosciuta la correlazione tra lesioni e decesso? E dunque l’omicidio preterintenzionale?
Ancora, un’altra domanda sorge spontanea. Considerando le incongruenze tra quanto scritto nelle conclusioni della perizia (che esclude le lesioni quali causa di morte) e quanto deposto in udienza dai periti (ipotizzata concausalità), emersa su domanda del giudice a latere, quando è stato commesso (eventuale) l’errore? Durante le operazioni pertiali o in aula durante la testimonianza?
Come mai il PM non ha posto domande e chiesto ulteriori delucidazioni?
L’udienza è pubblica, dura meno di 2 ore e chiunque può ascoltarla su radio radicale.
Chi afferma che l’altro giorno sia stato dimostrato che Stefano Cucchi sia morto per il pestaggio, non dice il vero.
Chi afferma che il professor Introna abbia risposto un secco “No” alla domanda del giudice a latere: “Stefano Cucchi sarebbe morto senza la frattura di S4?”, non dice tutto il vero.
Il perito ha risposto “forse, ma non abbiamo certezze”.
Fortuna che i giornalisti non presenti in aula possano ascoltare le udienze su Radio Radicale.
Nessuno dirà che Stefano Cucchi è morto di suo. Allo stesso modo non è corretto dire che sia morto di botte, perché i periti hanno parlato di ipotesi e nessuna certezza. E la circostanza ipotizzata non è solo una ma sono tre.
Il professor Introna ha anche detto di essere solo un medico legale e non un giurista, relativamente alla causa di morte. Non è un dejavu. Lo scrisse anche Ilaria Cucchi sulla sua pagina nel 2016, quando fu resa nota la perizia.
E non dimentichiamo il processo ai medici, l’ultima perizia e le parole del Procuratore Generale, il quale ha invocato più attenzione e un gesto di umanità. Circostanze che avrebbero potuto salvare la vita del ragazzo.
Poi, se a tutti i costi vogliamo dire che sia stata finalmente resa nota la causa di morte, allora citiamo la verità dell’udienza. Stefano Cucchi è morto di ipotesi.