In questi giorni, con l’Europa al centro del dibattito, torna utile dare uno sguardo ai classici e spolverare dallo scaffale dei testi dimenticati, il Manifesto Ventotene, menzionato molto spesso ma in realtà poco studiato. Nel contesto del 1941 e nell’isolato carcere di Santo Stefano, Altiero Spinelli ed Enrico Rossi scrissero lo storico manifesto attraverso il quale offrirono una lettura pratica delle circostanze, cercando di guardare da una certa distanza l’evolversi della guerra per fare il nobile tentativo di guardare al futuro e proporre alla generazione di allora gli Stati Uniti d’Europa, da un lato per porre fine alle ostilità di un lungo Novecento, dall’altro per testimoniare l’esempio di civiltà e convivenza che soltanto l’Europa, da buon vecchio continente, potrebbe offrire al Mondo contemporaneo.

Nel tentativo di depotenziare la convinzione che la restaurazione degli Stati nazione al momento di dover ricostruire l’Europa dalle macerie lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale avrebbe garantito una lunga stagione di pace diversa dai tempi precedenti, Altiero Spinelli ed Enrico Rossi hanno cercato, attraverso una breve descrizione dei tempi che hanno preceduto le due guerre mondiali, di mostrarci come la raffinatezza dei costumi e il diffondersi delle abitudini civili spesso non bastino per frenare le ambizioni e lo scontro di Potenze che sono all’origine dei due conflitti che hanno segnato la vita degli Europei:

“E’ difficile rintracciare nella storia dell’umanità un’altro periodo in cui le abitudini civili sieno state così diffuse come nell’Europa del Secolo XIX. La tragica agonia di quell’epoca ha pochi elementi casuali, e, quasi a controprova della sua ineluttabilità, la stessa generazione che ha visto la prima catastrofe, assiste ora a al suo ripetersi”. Gli autori non esagerano quando parlano di un’ampia diffusione delle abitudini civili alla fine del XIX secolo.

E’ da notare come all’epoca, con il diffondersi dei Diritti e delle Libertà, nell’Europa di fine Ottocento abbia preso piede la corrente del positivismo, nonché l’applicazione delle ricerche scientifiche alla tecnica. Secondo Auguste Comte, Padre della Sociologia, grazie alla sua razionalità, l’uomo sarebbe arrivato alla conoscenza delle leggi del mondo mediante l’applicazione del metodo scientifico. Inoltre gli autori denunciano l’inerzia con la quale le classi dirigenti e l’opinione pubblica dell’epoca, sedate da questa fede cieca nel progresso, non abbiano fatto gli sforzi politici necessari per evitare che gli Stati europei scivolassero, non solo nella Grande Guerra, ma anche alla sua Seconda parte. Nello stesso passaggio, poco prima di fare la loro breve descrizione dell’Ottocento, Rossi e Spinelli hanno affermato:  

“Bisogna essere ben ingenui per credere(…)che, restaurati gli Stati democratici nazionali, vi sia la minima probabilità che questi si avviino e permangano su una strada di pacifica convivenza(…) Tutto quello che gli Stati sovrani saprebbero fare in un momento di nausea per gli orrori della guerra, sarebbe una nuova S.d.N., cioè un’istituzione di unità solo simbolica, priva di qualsiasi forza effettiva che non toglierebbe neppure un briciolo alla loro sovranità, ed in cui i rappresentanti delle potenze si riunirebbero a far mostra i pacifica intenzioni, fino al momento in cui fosse di nuovo giunta l’occasione di battersi”

La provocazione lanciata da Rossi e Spinelli in quest’ultima parte potrebbe spingerci ad alzare il tono della discussione per domandare agli autori, se fossero vivi ovviamente, cosa sarebbe stato del Mondo contemporaneo senza le Nazioni Unite o senza un Organo che cercasse di far dialogare le Parti in conflitto. Questo non lo avrebbero mai saputo, così come non sarebbero mai venuti a conoscenza dell’evoluzione della Storia 70 anni prima degli avvenimenti.

Questa distanza temporale che separa Rossi e Spinelli dai nostri tempi, nella quale ogni contestazione sarebbe fuori contesto, ci invita a capire il loro messaggio estraendo gli elementi chiave del frammento citato in precedenza.
Sebbene ai momenti sembri scongiurata una nuova “occasione di battersi” tra le Grandi Potenze che si contendono gli equilibri della Politica Mondiale, possiamo notare come, nonostante gli sforzi realizzati, i conflitti e le tensioni disinnescate dalle Nazioni Unite, l’Organizzazione sembri condannata, per ora, a rispecchiare quella Società delle Nazioni 2.0 in cui le Potenze si incontrano per dichiararsi reciprocamente l’intenzione di mantenere la Pace nel Mondo.

In altre parole, Rossi e Spinelli avvertono come il diffondersi dei Diritti fondamentali non basti per garantire pace e sicurezza nel Mondo. La loro analogia è una fotografia delle presenti circostante dal momento in cui, anche nei nostri giorni, manca la volontà politica di portare l’Europa verso un ulteriore stadio di integrazione. Sebbene siano stati fatti dei passi avanti nella tutela dei Diritti Fondamentali, la loro efficacia continua ad avere come limite la sovranità degli Stati quali creatori del presente ordinamento giuridico europeo e, a sua volta, potenziali distruttori del medesimo a seconda del vento nel quale sia indirizzata la loro politica interna.

Questa realtà sembra condannare l’Europa ad essere la somma delle piccole porzioni di sovranità che gli Stati cedono ogni volta che lo ritengono conveniente. Se osserviamo invece gli organismi di tutela a livello internazionale, possiamo notare l’assenza di Potere reale di cui Rossi e Spinelli fanno menzione, la quale si è messa in evidenza ogni volta che il Diritto Internazionale è entrato in conflitto con l’Interesse di una Grande Potenza. A prevalere è sempre stata quest’ultima e, nonostante l’illustre teoria di Bull secondo la quale l’efficacia del Diritto Internazionale risieda nel far parte dei calcoli di azione delle Grandi Potenze al momento di prendere una decisione, ogni violazione delle sue regole comporta un precedente da ripetere a seconda del potere a disposizione e, allo stesso modo, la reiterata violazione di esse rischia di produrre, alla lunga, la loro delegittimazione.

Considerato che nella politica mondiale sembra essere cessato ogni sforzo politico destinato a trasformare la realtà del sistema internazionale,  il Diritto Comunitario sembra essere rimasto l’ultimo tetto sotto il quale convivere a seconda dei valori che fanno parte integrante della nostra tradizione. Ammesso che, per causa della progressiva ascesa di Potenze emergenti le potenze europee saranno sempre di meno, la voce dei singoli Stati del vecchio continente perderà sempre più peso, soprattutto in ambito della tutela delle libertà fondamentali per le quali l’Europa si è trasformata nell’ultima spiaggia.

A questo punto, l’Europa Unita non è più un’utopica pretesa, ma il nostro unico mezzo di sopravvivenza.