Sei anche tu tra quelli che si arrabbiano facilmente? Tra quelli che perdono subito la pazienza, e scoppiano in scatti d’ira accesi per poi giustificarsi subito dopo dicendo che “È umano”? Oppure affermando che sei fatto così, oppure ancora che l’ira se non la sfoghi poi ti fa venire l’ulcera?

Sei tra quelli che si adirano nel traffico,  dando la colpa agli ingorghi? O alle persone che guidano troppo piano o troppo forte? O che non guidano come vorresti tu? O sei tra quelli che si adirano per una persona o un fatto che considerano “fuori luogo”? O sei tra quelli che ogni mese si arrabbiano per le bollette o le tasse da pagare? O sei di quelli che bestemmiano per la perdita di oggetti? Come se l’urlo ti facesse ritrovare la chiave o il portafogli smarriti!

Potresti anche essere tra quelli che, invece, non accetta l’ira è la considera  una parte di sé  che non piace e che probabilmente non piace neanche a chi ti sta vicino. Proviamo allora a definirla e a cercare dei rimedi alternativi, prendendo spunto da studiosi che se ne sono occupati.

Secondo W. Dyer, psicoterapeuta statunitense, l’ira é una “reazione paralizzante che il soggetto vive ogni qualvolta le sue attese non vengono corrisposte”. Puó essere una sfuriata, una manifestazione di ostilità, un comportamento violento verso un’altra persona, o anche un mutismo perverso. “Portata agli estremi, può assumere i connotati della follia”, continua Dyer,  “Se pazzo è colui che non controlla il proprio comportamento. Quando ti adiri e perdi il controllo, sei pertanto temporaneamente pazzo.”

Secondo una lettura cognitiva, possiamo affermare che l’ira è una scelta, un’abitudine. Un modo appreso di reagire alla frustrazione, mettendo in atto comportamenti che non si vorrebbe assumere. È dunque il risultato di un pensiero, di un ragionamento . Quando le cose non vanno come vorresti, quando quella persona non ti mostra affetto nei modi che piacciono a te, quando il tuo vicino di ombrellone non si comporta secondo i tuoi valori, allora ti senti frustrato e  reagisci scegliendo,  tra le reazioni che metti in atto di solito quando sei adirato, quella che giudichi servire al tuo scopo. Ma se sei convinto che l’ira serva a cambiare gli altri, ti sbagli di grosso! Vediamo perché.

L’ira, infatti, non funziona mai nel senso di cambiare gli altri, anzi, non fa che intensificare negli altri  il desiderio di dominare la persona arrabbiata. In qualsiasi tipo di rapporto, l’ira incoraggia quasi sempre l’altra persona a continuare a comportarsi come ha sempre fatto.

“Ogni qualvolta scegli di reagire con ira a un comportamento altrui, neghi o togli a quella persona il diritto di essere come vuole”, ci ricorda Dyer. Ti ripeti che le persone dovrebbero essere come vuoi tu, e se solo fossero così,  tu non ti arrabbieresti. Ma gli altri non saranno mai come vorremmo noi. Dunque, possiamo scegliere, o arrabbiarsi, o assumere una nuova mentalità, che consideri l’altro in diritto di essere come vuole e di comportarsi in modo diverso da come vorremmo. La tua ira non farà altro che incoraggiarli a continuare ad essere come sono e ti procurerà uno stress fisico e mentale, con ipertensione, cardiopatie, ulcere, insonnia, stanchezza , fino a senso di colpa e depressione.

L’ira si può eliminare, basta mettere in atto una nuova mentalità, fatta di consapevolezza  e strategie cognitive. Vediamone alcune.

1. Sii consapevole.

Prendi contatto con i tuoi pensieri al momento dell’ira. Ricordati che non sei tenuto a comportarti in quel modo solo perché in passato hai sempre fatto così . La consapevolezza è un’alleata fondamentale.

2. Rimanda l’ira.

Se in una determinata circostanza, di solito perdi le staffe, rimanda la tua arrabbiatura di 15 secondi, poi esplodi pure. La prossima volta, prova a rimandarla di 30 secondi e così via. Appena ti renderai conto di poter ritardare l’ira, ne avrai appreso il controllo e finirai per eliminarla del tutto.

3. Chiedi ad un amico.

Rivolgiti a persone di cui ti fidi e chiedi loro di avvisarti quando vedono la tua ira. Ricevuto il segnale, pensa a quello che stai facendo e prova la strategia di  rimandare l’ira.

4. Diario dell’ira.

Tieni un diario in cui annoterai, oltre al motivo dell’arrabbiatura, anche il tempo e il luogo esatto in cui hai scelto di adirarti. Se hai costanza, scoprirai ben presto che il solo fatto di dover scrivere motivi e circostanze ti avrà fatto scegliere meno volte l’ira.

5. Confessati.

Dopo che hai avuto uno scoppio d’ira, annuncia che è stato un errore e che ti sei prefisso  lo scopo di ragionare diversamente, per non ricaderci.

L’ira è, dunque, di ostacolo alla nostra crescita personale. Come tutti gli altri atteggiamenti sbagliati, è solo un modo di servirsi delle cose esterne per spiegare un nostro stato d’animo. Applicando queste strategie, imparerai a non essere più schiavo di ogni circostanza frustrante. Prendila come sfida per cambiare!

VIAWww.professionepsicologoroma.it
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Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e mi sono laureata nel 2002 presso l'Università La Sapienza di Roma. La mia passione per l'ambito clinico mi ha portato a frequentare diversi masters, tra cui quello dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che mi ha dato la formazione teorica di psicologia e psichiatria ospedaliera. A questa esperienza è seguita quella pratica e interessantissima di collaborazione con l'Ambulatorio di Psicologia dell'Ospedale di Rieti, iniziata nel 2004 e terminata da poco. All'interno di questo servizio ambulatoriale è stato impostato un servizio di assistenza a pazienti oncologici, con percorsi psicoterapici strutturati e paralleli a quelli farmacologici. Contemporaneamente, sempre nel 2004, ho iniziato l'esperienza di Psicologa Responsabile del Centro Antiviolenza della Regione Lazio, che è andata avanti per 10 anni. Sono appassionata di Mindfulness e tecniche di rilassamento, su cui tengo dei seminari. Attualmente partecipo come relatore a convegni di Psiconcologia e seguo i miei pazienti presso gli studi di Roma e Rieti. Effettuo inoltre consulenze on line in tutta Italia e a italiani residenti all'estero.