Johannesburg non è insolita a manovre del genere, infatti la sua fondazione stessa si basa sulla differenziazione razziale. Cioè che sorprende oggi è quanto si stia però tirando la corda, quasi a cercare un casus belli con la componente coloniale del paese, principalmente i boeri.

Lo Stato natio di Nelson Mandela e teatro dell’apartheid, sta oggi prendendo una via sempre più in antitesi con la propria storia suprematista bianca. Infatti dalle leggi ad hoc per i bianchi, oggi sono sul tavolo del governo una serie di politiche anticicliche e correttive volte ad aggiustare dei vizi sociali creatisi durante il regime che relegava i neri ai margini della società.

(Slum di Soweto, alle porte di Johannesburg)

Quanto però questo possa portare a un clima di distensione nel Paese è ancora dubbio.

Oggi sul banco degli imputati troviamo lo YES (Youth Employement Service), un sistema statale finanziato dalle aziende volto a fornire una sistemazione lavorativa ai giovani dai 18 ai 34 anni disoccupati da più di 6 mesi. Il punto controverso risiede però nei criteri di selezione che si basano su quelli forniti dalla BEE (Black Economic Empowerment) secondo cui, appunto, sono esclusi tutti i bianchi. Ben accette sono invece altre minoranze di cittadinanza Sudafricana, quali indiani e meticci.
Questa manovra si colloca nel progetto a lungo termine soprannominato National Development Plan 2030, che intende eliminare la povertà e ridurre la diseguaglianza nei prossimi 12 anni.

(Coloni Boeri all’epoca della guerra Anglo-Boera)

Sempre quest’anno, dalla caduta di Jakob Zuma, suscitò sdegno soprattutto fra le popolazioni di antichi coloni, i Boeri, la decisione del nuovo governo di iniziare a stilare una lista delle terre appartenenti ai bianchi, da confiscare. Ovviamente per darle in gestione ai neri, “legittimi” proprietari morali di quel suolo.
Insomma, potrebbero sembrare delle giuste politiche di riequilibrio, ma si tratta più che altro di un progetto idealistico studiato per essere venduto a una massa di elettorato nero che si affaccia ai margini della società trovandosi totalmente escluso. Quella che si prospetta è una breve ma trionfante parabola “nera”, che terminerà con un forte movimento bianco, tumultuoso e violento, in difesa delle terre che negli ultimi secoli hanno curato.

E sembra che anche la vicina Namibia stia seguendo la scia Revanscista di Johannesburg.

Paul Maritz, del Solidarity Youth, esprime la sua preoccupazione asserendo che “l’esclusione razziale sta diventando regolare. Noi raccomandiamo di non normalizzare l’esclusione razziale, il passato ci ha già mostrato quanto ciò possa essere pericoloso”.


(Famiglia boera, foto del tardo 1800)