Le migrazioni nel Mediterraneo, acuitesi con la primavera araba del 2011 fino a diventare veri e propri esodi, oltre all’intrascurabile dramma umano, stanno avendo risvolti storici sotto molti punti di vista, soprattutto da quello concettuale e culturale.

Prima di addentrarci nell’analisi dicotomica “Shoah=Migranti” che seguirà questo articolo, richiamo l’attenzione su un’altra breve distorsione che esplica in che modo le distorsioni linguistico-concettuali generino distorsioni culturali. Sempre più spesso si sente che le migrazioni siano un fenomeno naturali e non si possono fermare.

Le migrazioni sono naturali?

La prima fondamentale distorsione, da un punto di vista linguistico-culturale, sta nell’eguagliare il fisiologico flusso migratorio che accompagna l’uomo dall’alba dei tempi con esodi migratori per motivi extraordinari (come le guerre o le carestie).

Fra gli opinion leaders italiani che più si sono resi fautori di questo bias, troviamo il dottor Luigi (Gino) Strada che, ignaro delle conseguenze, contribuisce (sicuramente a fin di bene) a consolidare un processo di vizio cognitivo.
In questo caso, porre suddetta eguaglianza come vera (che vera non è), de facto non delegittima tutti quei motivi extraordinari alla base delle migrazioni a continuare ad operare impuniti: se infatti non vi è differenza fra migrazione ed esodo, ed entrambe indistintamente possono essere categorizzate come un “naturale fenomeno migratorio” si sta in pratica asserendo che a prescindere da quali politiche si attuino sia nei paesi di arrivo che nei paesi di provenienza dei migranti, il fenomeno continuerà senza risentirne.
Quasi come se fosse una condizione determinata per volontà divina che gli africani (nella fattispecie) scappino da casa loro.
Si sostiene in pratica che gli esodi (ribattezzati “migrazioni”) essendo fenomeni naturali non risentano dell’operato destabilizzante/stabilizzante delle politiche nazionali ed internazionali, togliendo quindi qualsiasi legittimità di intervento per porre fine alle cause che generano esodi migratori. Che senso avrebbe cercare di sistemare l’Africa, se tanto le migrazioni sono giuste, naturali, fisiologiche e inarrestabili? Sostenere politiche predatorie nei confronti dell’Africa non sembrerebbe quindi poi tanto un crimine, dato che attuare tali politiche o meno non altera il normale flusso migratorio. Ovviamente è una retorica del tutto fallace che deriva appunto da una distorsione linguistica. Infatti le migrazioni sono naturali, gli esodi di massa no. Unire i loro significati sotto uno stesso termine crea un vizio cognitivo che de facto legittima i predatori a porre in essere le condizioni per cui determinata gente scappa.

Da un punto di vista operativo, il Populismo è quel pattern politico che amplifica, semplifica e sfrutta tutta la potenza di questi vizi cognitivi, queste distorsioni culturali, per fornire soluzioni facili a problemi complessi partendo da considerazioni e asserti errati.