Questo articolo è dedicato a tutti gli esseri evoluti che scelgono, votano e non si pentono. All’amico di sinistra, sempre fiero della sua tessera PD d’annata infilata nel taschino della giacca di doppio filo di cachemire. Al cugino di destra, che confonde la bandiera del Sassuolo con quella della Lega e poi ci rimane male se la domenica allo stadio lo guardano strano. Al vicino di casa, che crede ancora che Renzi salverà l’Italia. All’edicolante all’angolo, che ha votato Emma Bonino e in Europa non c’è mai stato, eppure ne vuole di più. Al gommista, che pensa che Di Battista sia simpatico perché fa rima con il suo mestiere. Bravi tutti voi che siete ancora convinti di qualcosa e continuate a parlare con passione a chi non la pensa come voi, con la speranza di portarli dalla vostra parte.
A voi che affacciati al balcone del politicamente corretto, con incrollabile attendismo siete pronti a barattare una sana incazzatura per il promesso ma non fatto (o fatto il contrario) con un saggio “non è ancora detta l’ultima parola”, nonostante l’evidenza suggerisca ampiamente il contrario. E poco importa se il sorriso sul volto comincia ad assomigliare a una smorfia, tradendo quel che i residui neuroni rifiutano di ammettere: l’importante è restare civili. Civili come i genitori divorziati che civilmente si scambiano gli auguri di Natale annacquando le ben più di 50 sfumature di grigio del loro scibile emotivo. Tristezza? Che noia. Rabbia? Che volgarità.
È Natale, santiddio, bisogna andare d’accordo. Fuori il sorrisone d’ordinanza, che ci vogliamo tutti bene. Che la categoria di insulsi valori caduti in disuso ceda il posto all’impero del “se po’ fà”, al tripudio del “nun t’incazzà”, all’apoteosi del “poi vedemo”. Io il gilet giallo vorrei metterlo intorno al cuore di tutti quelli che credono che tutto “se po’ fà”. Di quelli che non s’incazzano mai. Di quelli che stanno ancora ad aspettare, senza reagire al nulla di fatto, alle promesse mancate, ai tradimenti palesati. È questa la vera inciviltà.