Sabato 1° giugno il dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha reso pubblico il 2019 Indo-Pacific Strategy Report. In tale documento il Pentagono delinea la sua strategia d’azione, individua i principali partner e alleati e descrive le principali minacce in grado di destabilizzare l’ordine e la sicurezza della regione.

Innanzitutto, cos’è l’Indo-Pacifico e come mai è il “teatro prioritario del dipartimento della difesa” oltre ad essere la “regione più importante per il futuro dell’America”? Nell’accezione del Pentagono, questa vasta regione si estende “dalla costa occidentale degli Stati Uniti fino alle coste occidentali dell’India”. I motivi che rendono questa regione la più importante a livello globale sono presto detti: essa ospita il paese più popoloso al mondo (Cina), la democrazia più popolosa (India), il paese a maggioranza musulmana più popoloso (Indonesia) e include più di metà della popolazione mondiale. Sette dei dieci più grandi eserciti del mondo si affacciano sull’Indo-Pacifico mentre sei paesi della regione possiedono armi nucleari. Nove dei dieci porti marittimi più trafficati del mondo si trovano in questa regione mentre il 60 % del commercio mondiale marittimo passa per l’Asia, con un terzo di tutte le navi che passano per il Mar Cinese Meridionale.

Ecco spiegato anche uno dei motivi che rendono così strategico ed appetitoso il Mar Cinese Meridionale, principale focolaio di tensione tra le grandi potenze della regione.

Per sottolineare ulteriormente l’importanza di questa parte del globo bisogna dire anche che essa contribuisce per due terzi alla crescita mondiale del Pil, vale il 60 % del Pil mondiale e ospita le tre più grandi economie del pianeta, cioè Stati Uniti, Cina e Giappone.

Nel messaggio iniziale firmato dal segretario della difesa ad interim Patrick Shanahan, il Pentagono afferma di avere “un impegno duraturo per sostenere un Indo-Pacifico libero e aperto in cui tutte le nazioni, grandi e piccole, sono sicure nella loro sovranità e in grado di perseguire la propria crescita economica rispettando le regole, le norme e i princìpi condivisi di equa competizione”. Shanahan rivela che “la competizione strategica interstatale – definita dalla rivalità geopolitica tra visioni libere e repressive dell’ordine mondiale – è la prima fonte di preoccupazione per la sicurezza nazionale americana. In particolare – continua il titolare del Pentagono – la Repubblica Popolare di Cina, sotto la guida del partito comunista cinese, cerca di riordinare la regione a proprio vantaggio”.

Il dipartimento della difesa non usa mezzi termini per dire che l’ascesa della Cina è la principale sfida alla stabilità dell’attuale ordine internazionale. “L’ascesa economica, politica e militare della Cina è uno degli elementi che definisce il XXI secolo” si legge nel rapporto. Pechino “mina il sistema internazionale dall’interno, sfruttandone i suoi benefici mentre allo stesso tempo erode i valori e i princìpi dell’ordine internazionale”. Il Pentagono esprime preoccupazione anche per il destino delle popolazioni musulmane – uiguri e kazaki in primis – residenti nella regione cinese dello Xinjiang, le quali sono vittime di una dura repressione da parte di Pechino.

Secondo Washington le principali minacce alla pace e alla stabilità dell’Indo-Pacifico derivano da questioni geopolitiche. Una delle più importanti riguarda il controllo del Mar Cinese Meridionale. “La Cina ha continuato a militarizzare il Mar Cinese Meridionale installando missili anti-nave e missili terra-aria a lunga gittata sulle contese isole Spratly e impiegando forze paramilitari nelle contese con gli altri Stati”. Nel rapporto si sottolinea che l’installazione di missili sulle isole Spratly non rispetta l’impegno preso dal presidente cinese Xi Jinping nel 2015 quando affermò che “la Cina non intende perseguire la militarizzazione” delle suddette isole.

Il Mar Cinese Meridionale non è però l’unico scenario che preoccupa il Pentagono. Nel Mar Cinese Orientale Pechino esegue pattugliamenti aerei e marittimi nei pressi delle isole Senkaku, controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina. Questo genere di azioni “mette in pericolo il flusso delle merci, minaccia la sovranità delle altre nazioni e mina la stabilità della regione” ed è incompatibile con un “Indo-Pacifico libero e aperto”, cioè l’obiettivo della strategia americana nella regione.

E poi c’è Taiwan. L’isola non solo è rivendicata dalla Cina ma quest’ultima la considera addirittura una propria provincia separatista. I pattugliamenti cinesi attorno all’isola sono il meno. Nel report si rileva il fatto che “la Cina non ha mai rinunciato all’uso della forza militare contro Taiwan e continua a sviluppare e dispiegare strumenti militari avanzati necessari per un’eventuale campagna militare”. La sicurezza e l’autodeterminazione di Taiwan sono molto importanti per assicurare l’equilibrio di potenza nella regione e il Pentagono si impegna a fornire gli strumenti necessari affinché Taipei mantenga “capacità di autodifesa sufficienti”.

Inoltre, Washington si dice preoccupata per i rapporti secondo i quali la Cina sarebbe intenzionata a costruire una base militare lungo la costa cambogiana. “Uno sviluppo che sfiderebbe la sicurezza regionale e segnalerebbe un chiaro cambio di rotta degli orientamenti politici della Cambogia” si legge nel report.

Tuttavia, espansionismo nei mari e minacce più o meno velate ai vicini non sono gli unici strumenti utilizzati da Pechino per destabilizzare l’ordine e sfidare il primato americano nella regione. Ciò verrebbe fatto anche attraverso canali economici e finanziari. Secondo gli americani, i cinesi utilizzano investimenti e finanziamenti in opere infrastrutturali per incrementare la loro influenza. Tuttavia, il modus operandi cinese metterebbe in pericolo la sovranità degli Stati e si caratterizzerebbe per mancanza di trasparenza. Il Pentagono ci tiene a sottolineare che la Cina agisce in questo modo non solo nell’Indo-Pacifico bensì in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente, dall’America Latina all’Europa.

Pur senza dirlo esplicitamente è chiaro che il Pentagono si riferisce ai progetti infrastrutturali della Belt and Road Iniative (Bri), l’ambizioso piano del presidente Xi Jinping teso a creare una gigantesca rete commerciale che unisca tutta l’Eurasia attraverso la costruzione di infrastrutture all’avanguardia. Alcuni paesi dell’Asia meridionale hanno cancellato o chiesto la ritrattazione dei piani d’investimento cinesi per timore di cadere nella cosiddetta trappola del debito (sulla trappola del debito scrivemmo un articolo che potete leggere cliccando qui).

La conclusione a cui giunge il dipartimento della difesa è che – grazie alla sua ascesa in campo economico e militare – la Cina “cerca l’egemonia regionale nell’Indo-Pacifico nel breve periodo e la supremazia globale nel lungo periodo”.

Sebbene gli Stati Uniti vedano nella Cina la principale minaccia alla loro supremazia globale, essi affermano la necessità – specialmente in ambito militare – di cooperare, di stabilire relazioni basate sulla trasparenza, la non aggressione, la riduzione del rischio e la prevenzione delle crisi.

Nel rapporto si parla anche della Russia – definita “un attore maligno rivitalizzato” – e si osserva come negli ultimi anni, in particolare dalla crisi ucraina del 2014, le sue relazioni con la Cina siano aumentate. “Cina e Russia collaborano nelle arene dell’economia, della diplomazia e della sicurezza. La Cina ha aumentato gli investimenti nell’economia russa e la Russia è uno dei principali fornitori di energia della Cina. Nell’ambito della sicurezza, la Cina ha acquistato equipaggiamenti russi avanzati come i caccia Su-35 e i sistemi missilistici terra-aria S-400” scrive il Pentagono nel report. Inoltre la Cina lo scorso anno ha partecipato per la prima volta alle esercitazioni militari russe che si tengono nell’Estremo Oriente del paese.

Per quanto riguarda la Corea del Nord – che Washington considera uno “Stato canaglia” – gli Stati Uniti continueranno a considerarla una minaccia alla sicurezza regionale fino a quando non verrà eseguita una completa e verificabile denuclearizzazione, qualsiasi cosa significhi.

Nel suo rapporto annuale sull’Indo-Pacifico il dipartimento della difesa americano ha scritto che l’ascesa politica, economica e militare della Cina è uno degli elementi che definirà il XXI secolo. Per rendere più completa e significativa questa affermazione bisogna aggiungere che sarà la rivalità tra Stati Uniti e Cina – conseguenza dell’ascesa cinese – a definire questo secolo.